Valutazione delle capacità genitoriali come fattore di protezione del fallimento adottivo

Valutazione delle capacità genitoriali come fattore di protezione del fallimento adottivo
Giacomo Piperno

*A cura di Giorgia Pro

L’iter giuridico dell’adozione prevede nel suo percorso la valutazione dell’idoneità della coppia genitoriale a prendersi cura e a adottare il minore. La valutazione delle capacità genitoriali è un’attività diagnostica multidisciplinare che valorizza e integra i contributi della psicologia clinica e giudica e della psichiatria forense e che riguarda i genitori, il bambino e la relazione che intercorre tra di essi. Nello specifico, il costrutto di capacità genitoriale porta con sé comportamenti, atteggiamenti e risorse personali di un genitore che lo rendono idoneo a stabilire una relazione caratterizzata da accudimento, protezione e sostegno adeguati allo sviluppo psicofisico del figlio.

La Valutazione delle Capacità Genitoriali

L’idoneità genitoriale viene pertanto intesa come quell’insieme di caratteristiche che rendono l’individuo “adatto” a prendersi cura.

Nella fase della valutazione il giudice può ritenere necessario di avvalersi della collaborazione di un esperto e decidere di nominare un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) come suo ausiliario, e delegando a lui gli accertamenti necessari per rispondere a quesiti di natura tecnica.

Il seguente capitolo si pone due obiettivi: analizzare il ruolo del CTU ed esplicitare gli strumenti e la metodologia di cui si può avvalere per effettuare la valutazione; indagare l’importanza della valutazione della genitorialità come fattore di protezione dell’adozione.

Metodologia d’intervento nella CTU

La nomina di un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) è giuridicamente regolata dall’articolo 61 del c.p.c.:

Quando è necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica” [191, 217, 259, 260, 424, 441, 445, 689; c.c. 419]. Le funzioni del consulente tecnico sono invece esplicitate nell’articolo 62 del c.p.c.: “Il consulente compie le indagini che gli sono commesse dal giudice e fornisce, in udienza e in camera di consiglio, i chiarimenti che il giudice gli richiede a norma degli articoli 194 e seguenti, e degli articoli 441 e 463 [disp. att. 90, 91, 92]”.

Il compito del CTU consiste nel valutare tutti quegli aspetti che caratterizzano il ruolo genitoriale, mettendo al primo posto il benessere del minore.

Per quanto riguarda il Tribunale per i Minorenni di Roma, il quesito che viene posto al CTU è il seguente:

Accerti il CTU, letti gli atti in causa, esaminati i genitori, la minore o altre figure significative secondo le modalità che riterrà opportune, anche eventualmente con la collaborazione di altro esperto, quali siano:

1. le condizioni psicologiche e le ipotesi di sviluppo della personalità della minore, nata a … il…;

2. le condizioni, anche psicologiche e/o psicopatologiche, e il profilo di personalità dei genitori,

nonché le rispettive capacità genitoriali e di rispondere ai bisogni del minore;

3. le relazioni, anche nei termini di stili di attaccamento, tra minore e i genitori.

Tutto ciò al fine di fornire a questo Collegio elementi utili per stabilire il miglior regime di

affidamento della minore“.

Nel caso specifico di Idoneità per l’adozione, la Corte D’Appello di Roma Sezione Minorenni Affari Civili chiede:

Descriva il CTU, effettuati tutti gli accertamenti anche di natura testologica, ritenuti eventualmente necessari, la personalità dei coniugi e fornisca indicazioni sia sulla stabilità del rapporto di coppia che sulle motivazioni del progetto adottivo. Indichi in particolare se i coniugi appaiano in grado di svolgere adeguatamente il ruolo genitoriale nei confronti di un minore straniero, di età compatibile con la loro ed in stato di abbandono, e di affrontare le problematiche di inserimento”.

Metodologia d’intervento nella CTU

Infine, la CTU in Causa di opposizione al Decreto di Adottabilità a seguito di Stato di Abbandono del Minore per il Tribunale per i Minorenni di Roma richiede i seguenti punti:

1. Si valuti la capacità genitoriale dei Signori sia in astratto che in concreto in riferimento al minore.

2. Si valutino le condizioni psichiche dei genitori, riferendo eventuali patologie o altre forme invalidanti degli stessi, in particolare se esse siano ostative all’esercizio delle funzioni parentali.

3. Si valuti se alla data della dichiarazione di adottabilità la situazione personale familiare dei genitori fosse tale da porre gravemente a rischio la situazione del minore.

4. Si valutino le condizioni psicofisiche del minore e per quanto possibile la eziologia delle patologie in atto.

5. Si formulino se possibile programmi di intervento.

Per poter rispondere ai quesiti sopra esplicitati, il CTU si avvale di una metodologia lunga e complessa che ha alla base un Modello Teorico di matrice dinamico-relazionale dove un ruolo centrale viene ricoperto dall’evoluzione della dinamica dei processi di attaccamento. Nello specifico, gli strumenti di cui il CTU si può avvalere sono:

  • Lo studio del caso attraverso la lettura e l’analisi del fascicolo processuale, acquisizione di notizie e documenti tramite i consulenti di parte, se presenti, e stabilire con questi ultimi un programma peritale, ossia le modalità con cui si intende procedere nelle valutazioni;
  • Incontri congiunti con la coppia genitoriale con lo scopo di analizzare le dinamiche di relazione, le interazioni che intercorrono e fornire eventuali anticipazioni delle conclusioni raggiunte;
  • Incontri individuali (anamnesi e colloquio clinico) con i due genitori con lo scopo di esplorare le motivazioni all’azione legale, le motivazioni alla richiesta di affidamento o collocamento e di valutare lo psichismo del soggetto, il suo vissuto verso l’altro genitore e verso il minore;
  • Incontri individuali con il minore con l’intento di valutare il grado e il livello di maturazione e di sviluppo cognitivo e affettivo, analizzare i vissuti del minore nei riguardi delle figure di riferimento, valutare la disponibilità verso entrambi i genitori ed infine analizzare i perché di una eventuale scelta rispetto al collocamento;
  • Incontri individuali con un genitore e il minore con l’obiettivo di approfondire e valutare le dinamiche della loro relazione, le modalità comportamentali-reattive del minore e il suo posizionamento affettivo;
  • Somministrazione di Test individuali di personalità e proiettivi ai genitori e al minore;
  • Visite domiciliari presso le abitazioni dei genitori, alla presenza di tutte le persone che vivono nella casa, per poter analizzare e valutare la disposizione della casa, ossia com’è disposta la stanza dei figli, osservare la stanza del minore, eventuale presenza di giochi e analizzare le dinamiche che intercorrono tra le persone che la abitano;
  • Incontri con altre figure significative per il minore quali parenti di riferimento come nonni, zii, eventuali fratelli o sorelle, ecc., con eventuale raccolta anamnestica ed effettuazione di colloqui clinici;
  • Osservazione presso l’ambiente scolastico, incontri con insegnanti o eventuali operatori dei servizi sociali (Capri, Lanotte et al., 2008).

Strumenti per la Valutazione della capacità genitoriale

Nei paragrafi precedenti si è illustrato come il giudice possa sottoporre al Consulente Tecnico d’Ufficio dei quesiti che saranno l’oggetto d’indagine e di accertamenti a cui le parti verranno sottoposte. Il Consulente si occuperà pertanto: della valutazione psicologica delle competenze genitoriali riguardante l’esame di personalità dei genitori, le caratteristiche personologiche e le dinamiche relazionali dei soggetti interessati; ed inoltre di valutare la capacità genitoriale intesa come capacità effettiva di far fronte ai bisogni e alle necessità del minore. Tale compito può essere svolto facendo riferimento a diversi obiettivi quali:

Valutazione cognitiva: indaga lo stato delle dimensioni cognitive e la loro efficienza. I test psicologici utilizzati sono test d’intelligenza (come ad esempio WAIS-IV, WISC IV, Matrici di Raven), oppure test di sviluppo (come, per esempio, Test grafici quali il Disegno della Figura Umana o la BVN, Batteria di Valutazione Neuropsicologica per l’età evolutiva).

Valutazione comportamentale e di personalità: indaga l’atteggiamento dei genitori durante i colloqui, è soprattutto a carattere descrittivo. I test che possono essere impiegati sono ad esempio i questionari di personalità come l’MMPI-2 o il Rorschach.

Valutazione clinica: indaga approfonditamente la struttura di personalità e il funzionamento dell’Io, avvalendosi di modelli psicopatologici psichiatrici o psicodinamici, facendo riferimento al DSM 5 o all’ICD-10.

Valutazione delle relazioni: indaga le relazioni della coppia genitoriale e le relazioni genitore- figlio. Possono essere impiegati test come il PARI (Parental Attitude Research Instrument), e l’Adult Attachment Interview.

Fornari (2004) rintraccia due aspetti indispensabili per potere accertare la presenza di una idoneità genitoriale, tale da garantire una base sicura al minore, dalla normativa italiana (legge 149/2001), che specifica chiaramente che «Affidatari e adottanti devono essere in grado di assicurare al minore il mantenimento, la stabilità abitativa e di convivenza, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno». Questi due concetti sono l’idoneità affettivo-relazionale e la capacità educativa, dai quali l’Autore individua alcuni indicatori di idoneità genitoriale da ricercare, tra i quali:

Sostegno alla crescita attraverso atteggiamenti di tenerezza, comprensione e accoglienza;

Approvazione e incoraggiamento durante i processi di crescita, di autonomizzazione e di allontanamento;

Sostegno e approvazione nel processo di presa di distanza emotiva, normativa e relazionale;

Capacità di evitare atteggiamenti di collusione, nutrimento, rinforzi narcisistici, intimità invischiante, potere di esorcizzare il vuoto, il nulla che può esserci in noi;

Capacità di riconoscimento, di rispetto e di reciproca tutela dei rispettivi ruoli genitoriali.

Strumenti per la Valutazione della capacità genitoriale

Anita Lanotte individua alcuni aspetti genitoriali che incidono nella valutazione delle capacità genitoriali e li distingue in due categorie, quelli che incidono favorevolmente e quelli che incidono negativamente.

Tra i primi si può riscontrare la capacità di attivare un processo di trasformazione da un posizionamento filiale ad un posizionamento genitoriale:

1) Disponibilità ad anticipare le necessità di ordine fisico del figlio e di stabilire un contatto accudente e protettivo;

2) Disponibilità ad accogliere la necessità di esplorare situazioni nuove da parte del figlio garantendo condizioni di sicurezza;

3) Disponibilità a promuovere, gradualmente, lo svincolo e l’autonomia del figlio restando costantemente vicini fisicamente e affettivamente;

4) Disponibilità ad aiutare il figlio a modulare la pulsione (aggressività e/o sessualità) canalizzandola verso modalità espressive, emozionali, relazionali sincronizzate con le richieste del mondo esterno;

5) Disponibilità a riconoscere l’alterità del figlio, intesa come la risoluzione di un posizionamento simbiotico, dipendente, ambivalente, per andare verso una differenziazione dell’io che porti all’autonomia e all’individuazione.

Tra i secondi invece è possibile riscontrare:

1) Presenza di psicopatologia e livello di gravità (analisi differenziale tra nevrosi, psicosi, disturbi dell’umore, disturbi di personalità);

2) Comportamenti devianti con particolare attenzione alla direzione della pulsione aggressiva (acting in, acting out);

3) Marcata tendenza ad ostacolare la spontaneità e la libertà di autodeterminazione del figlio;

4) Rigido posizionamento su stili di attaccamento che non facilitano l’espressione dell’alterità del figlio;

5) Amplificazione di elementi persecutori nei confronti degli altri e del mondo esterno;

6) Pressione psicologica costante attraverso il continuo innesto di sensi di colpa;

7) Manipolazione mentale attraverso condizionamento della personalità (livelli di suggestionabilità).

In conclusione, per poter stilare una valutazione corretta ed efficace il professionista deve utilizzare metodologie scientificamente affidabili, come richiesto dalla Carta di Noto art.1, e deve rendere espliciti i modelli teorici di riferimento utilizzati, per rendere valide le proprie analisi, le proprie interpretazioni e la diagnosi. È tenuto inoltre a rispettare la tecnica peritale, ovvero seleziona gli strumenti più utili tra quelli disponibili che rispondano maggiormente ai quesiti posti dal giudice.

Per ottenere una diagnosi il più affidabile possibile il CTU è chiamato inoltre a confrontare e integrare i risultati ottenuti dai diversi strumenti utilizzati (Capri, Lanotte et al. 2008).

La Valutazione come Prevenzione

L’adozione viene percepita dalle famiglie come l’instaurazione di un legame simile ad una nascita biologica, ma in realtà è ben diverso. Quest’ultima consiste nell’inserimento di un soggetto, che possiede un proprio bagaglio genetico e comportamentale, in un nucleo familiare con caratteristiche differenti dalla famiglia originaria. Il contrasto tra le due esperienze può provocare sentimenti di disagio e sofferenza sia per il bambino che per i genitori, e il non raggiungimento di un punto comune tra le due esperienze differenti non permette la creazione di un legame forte e stabile, fattore premonitore di un fallimento adottivo.

Il post-adozione è il momento più critico del percorso intrapreso, in quanto rappresenta una vera e propria “prova finale” per i soggetti coinvolti che sono tenuti ad impegnarsi nella conquista del legame familiare. Il fallimento adottivo si verifica nel momento in cui una famiglia non risulta in grado di accogliere e instaurare con il bambino una relazione significativa, mancando il superamento delle sue fasi evolutive e il raggiungimento dell’autonomia (Ferraris, 2002).

La valutazione del funzionamento della famiglia nel momento dell’adozione costituisce un’operazione complessa ed è importante in quanto permette di impostare un lavoro corretto ed efficace svolgendo un’azione preventiva rispetto al fallimento adottivo (Vadilonga, 2010).

La valutazione delle capacità genitoriali permette di mettere alla luce tutti i punti di forza e di debolezza dei genitori, permette di indagare gli stili genitoriali di cui dispongono e valutarne l’efficacia. Nei paragrafi precedenti si è specificato come nel contesto dell’adozione è fondamentale disporre di un attaccamento sicuro e di stili genitoriali basati sull’accettazione, sull’empatia e sulla compassione. Sulla base delle caratteristiche emerse, lo specialista incaricato si occuperà di verificare l’idoneità della coppia di adottare un bambino e di definire un eventuale programma di intervento e di sostegno da attivare nel nuovo nucleo familiare. Quest’ultimo pertanto viene sostenuto e accompagnato nella fase di generazione della nuova famiglia ed è aiutato nel superamento del primo compito di sviluppo della famiglia stessa. Il superamento delle difficoltà che insorgono nel momento del raggiungimento delle nuove fasi di vita, dipende esclusivamente dalla famiglia stessa e, nello specifico, dalle caratteristiche relazionali e caratteriali che sono state individuate nella fase di valutazione e che permetteranno la costruzione di un legame forte e stabile, base del successo adottivo (Chistolini, 2012).

In conclusione, risulta evidente come valutare l’idoneità della famiglia nel momento dell’adozione sia un passo fondamentale per poter prevedere il successo o il fallimento dell’adozione stessa, in quanto è solo in quel momento che si valuta la capacità di poter sostenere un cambiamento e un impegno significativi per il nucleo familiare.

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