Strutture di personalità e dinamiche perverse nella relazione di coppia


- Posted by Giacomo Piperno
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*A cura di Raffaella Rubino
L’interesse clinico e forense verso le dinamiche di coppia disfunzionali non nasce esclusivamente dall’analisi degli esiti delittuosi, purtroppo frequenti nella cronaca nera, ma anche dall’osservazione di quelle peculiari interazioni che inducono i partner a vivere la dimensione amorosa in modo patologico. Nonostante l’introduzione di strumenti legislativi di maggiore tutela, come la Legge 25 luglio 2019 n. 69 (il cosiddetto “Codice Rosso”), si osserva clinicamente una persistente difficoltà per alcuni individui di interrompere rapporti perversi e pericolosi. Al di là delle ragioni socio-economiche, emerge la necessità di indagare gli aspetti profondi che spingono alla scelta del partner e al mantenimento di legami in cui la libido sembra paradossalmente intrecciata alla sofferenza, creando un sistema in cui “vittima” e “carnefice” sembrano necessitare l’uno dell’altra per esistere.
Questo approfondimento si propone di esplorare come le strutture di personalità individuali si fondano nel sistema-coppia, dando vita a collusione e perversità relazionale.
La costruzione della personalità: dall’intrapsichico alla neurobiologia relazionale
Per comprendere la patologia del legame, è indispensabile partire dalla struttura dell’individuo. Otto Kernberg definisce la personalità come una sovrastruttura complessa che organizza temperamento, relazioni oggettuali, carattere e identità, integrando esperienze soggettive e pattern comportamentali sia consci che inconsci. La psichiatria psicodinamica contemporanea, come illustrato da Glenn O. Gabbard, integra la psicologia dell’Io, la teoria delle relazioni oggettuali e la psicologia del Sé per fornire una diagnosi che vada oltre la mera classificazione nosografica del DSM, puntando alla comprensione delle dinamiche profonde.
Un contributo fondamentale alla comprensione della formazione della personalità proviene dalle moderne ricerche interdisciplinari che uniscono psicoanalisi e neurobiologia. Allan Schore sottolinea come la mente umana sia un prodotto intersoggettivo: la regolazione affettiva nelle prime relazioni di attaccamento modella il potenziale genetico e lo sviluppo dei circuiti cerebrali, in particolare dell’emisfero destro, sede della memoria implicita e dell’inconscio non rimosso. È in questo substrato biologico e mnestico che si depositano le esperienze emotive preverbali, talvolta traumatiche. Quando queste memorie non vengono integrate, possono generare elementi scissi che l’individuo cercherà di collocare all’esterno del Sé, spesso proiettandoli sul partner in relazioni disfunzionali.
Il Disturbo Narcisistico: tra grandiosità e vulnerabilità
Centrale nelle dinamiche di coppia perverse è spesso la presenza di tratti o disturbi narcisistici di personalità. Sebbene il DSM IV si focalizzi prevalentemente sulla grandiosità, il bisogno di ammirazione e la mancanza di empatia, la letteratura clinica descrive un continuum molto più sfaccettato. Gabbard distingue tra il “narcisista inconsapevole”, arrogante e aggressivo, e il “narcisista ipervigile”, estremamente sensibile al rifiuto e pervaso dalla vergogna.
Il dibattito psicoanalitico tra le visioni di Kohut e Kernberg offre chiavi di lettura diverse ma complementari per la clinica. Kohut vede nel narcisismo un arresto evolutivo causato da fallimenti empatici genitoriali, che lascia il Sé frammentato e alla ricerca di oggetti-sé rassicuranti. Kernberg, al contrario, descrive una struttura patologica fin dall’origine: il “Sé grandioso patologico” si sviluppa come difesa contro la dipendenza e la frustrazione, caratterizzato da un’aggressività primaria e dall’uso massiccio della scissione e dell’identificazione proiettiva.
Nelle forme più gravi, si scivola nel “narcisismo maligno”, un concetto cruciale in ambito forense. Qui il Sé grandioso si fonde con una patologia del Super-Io e un’aggressività egosintonica. Kernberg identifica in questi soggetti una “perversità” relazionale intrinseca: una trasformazione intenzionale del buono in cattivo, dell’amore in odio e della cooperazione in sfruttamento.
La dinamica sadomasochistica e la perversità relazionale
L’incastro di coppia disfunzionale attinge spesso alle radici del sadismo e del masochismo, intesi non solo come parafilie sessuali, ma come modalità esistenziali di relazione. Freud, nel “Problema economico del masochismo”, distingueva il masochismo erogeno da quello morale, quest’ultimo legato a un bisogno inconscio di punizione o alla sopportazione della sofferenza come unica via per l’accettazione.
In un’ottica relazionale, il sadismo e il masochismo operano in modo speculare. Il soggetto sadico, spesso con tratti antisociali o narcisistici maligni, ha bisogno di controllare e umiliare l’altro per sentirsi potente e integro; il masochista, viceversa, tollera la sofferenza nella speranza (conscia o inconscia) di mantenere il legame o di un bene maggiore, strutturando la propria autostima sulla capacità di sacrificio. Kernberg suggerisce che questi stili siano tentativi difensivi di gestire traumi precoci: il sadico si identifica con l’aggressore per riprendere il controllo, mentre il masochista accetta di essere vittima pur di non perdere l’oggetto.
È fondamentale distinguere, come propone Bergeret, tra “perversione” come struttura di personalità stabile e “perversità” come patologia del carattere o modalità relazionale. La perversità relazionale si manifesta nella manipolazione, nel disconoscimento dell’alterità del partner e nell’uso dell’altro come contenitore dei propri conflitti interni. In queste dinamiche, il coinvolgimento affettivo è vissuto come una minaccia all’integrità del Sé, e la manipolazione diviene lo strumento per dominare tale angoscia.
La coppia come “Terzo”: collusione e membrana diadica
La coppia non è mai la semplice somma di due individui, ma un sistema unico con regole inconsce. Si crea uno spazio intersoggettivo, una “struttura sovraindividuale” che alcuni autori definiscono attraverso il concetto di “collusione”. La collusione, descritta da Dicks, è una connivenza inconscia in cui i partner si attribuiscono vicendevolmente parti del Sé scisse o rimosse. In una coppia sana, questo spazio permette l’evoluzione e la rielaborazione di vissuti antichi; nella coppia patologica, la collusione diventa una prigione.
Un concetto visivamente potente è quello della “membrana diadica” postulato da Dicks e ripreso da Giannakoulas. Questa membrana costituisce il confine dell’Io comune della coppia. Nelle dinamiche perverse, questa membrana può irrigidirsi fino a creare una fusione simbiotica o una folie à deux, dove il mondo esterno è vissuto come minaccia e il “dentro” deve essere mantenuto in uno stato di idealizzazione forzata e accordo totale, a costo della dissoluzione dei confini individuali. Didier Anzieu parla di “Io-pelle di coppia”, che può svolgere funzioni di contenimento ma, nei casi disfunzionali, può assumere una funzione tossica autodistruttiva.
L’incastro della coppia disfunzionale e la violenza intima
Perché alcune persone rimangono intrappolate in relazioni violente o psicologicamente denigranti? La risposta risiede spesso nella complementarità dei modelli operativi interni di attaccamento. La ricerca suggerisce che la violenza nella coppia (Intimate Partner Violence – IPV) possa essere correlata a specifici abbinamenti di attaccamento insicuro, dove la violenza diventa una strategia disfunzionale di regolazione della distanza emotiva.
La Terapia Focalizzata sulle Emozioni (EFT) ha individuato pattern specifici come quello dell'”Inseguitore violento/Ritirato”. In questo scenario, l’aggressività dell’inseguitore nasce dal panico dell’abbandono di fronte al distanziamento del partner, mentre il partner ritirato si chiude per proteggere il proprio spazio vitale, innescando un circolo vizioso di insicurezza e reattività.
Nelle relazioni con personalità narcisistiche, si osserva spesso un ciclo prevedibile: una fase iniziale di “love bombing” e idealizzazione, seguita da una graduale svalutazione. La vittima, inizialmente valorizzata come estensione grandiosa del partner, viene successivamente denigrata quando non rispecchia più perfettamente l’immagine desiderata. Il maltrattante opera un isolamento progressivo della vittima, indebolendone l’Io e rendendo difficile la reazione.
È interessante notare come, secondo alcune letture psicodinamiche (Perrone), anche la vittima possa presentare una “tensione narcisistica” o una segreta complicità inconscia, offrendosi come specchio per l’altro nel tentativo di sanare i propri vuoti depressivi primari attraverso la fusione, rendendo la separazione intollerabile quanto la permanenza nel rapporto.
Conclusioni
Le dinamiche perverse di coppia rappresentano un fenomeno complesso e in aumento, trasversale a età e ceti sociali. Comprendere queste relazioni richiede di andare oltre la superficie del comportamento manifesto per indagare le strutture di personalità sottostanti e i traumi non elaborati che si riattivano nel legame. La violenza e la perversità non sono solo atti, ma espressioni di una profonda disregolazione affettiva e di una incapacità di concepire l’altro come soggetto separato e autonomo.
Solo attraverso una profonda comprensione di questi meccanismi – dalla neurobiologia dell’attaccamento alla collusione inconscia – i professionisti della salute mentale e dell’ambito forense possono offrire strumenti adeguati di intervento. L’obiettivo ultimo, come poeticamente suggerito da Rilke, è trasformare l’esperienza dell’amore da un rapporto di potere o di completamento fusionale in una relazione in cui “due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda”.
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