Stili di attaccamento e tipologie di reato

Stili di attaccamento e tipologie di reato
Giacomo Piperno

*A cura di di Antonella Roppo

L’influenza delle prime relazioni di attaccamento su quelle successive e, più in generale, sulla serenità e sicurezza di una persona è mediata, secondo Bowlby, dal fatto che esse vengono codificate precocemente in rappresentazioni mentali che perdurano nel tempo e orientano il comportamento. Bowlby per designare queste rappresentazioni usa il termine working models (modelli operativi), per sottolineare che esse vengono usate per prevedere e spiegare i rapporti con le altre persone significative. In questo articolo verranno messi in relazione a condotte devianti e tipologie di reato.

Reato sessuale nei confronti di minori: distorsioni cognitive e caratteristiche dell’aggressore

Alla base dell’interesse sessuale nei confronti dei minori sembrerebbero esserci distorsioni cognitive relative proprio ai bambini. Confrontando i sexual offenders con altri soggetti, è stato dimostrato che i primi presentano diversi atteggiamenti devianti, percepiscono, ad esempio, i bambini come attraenti e motivati da un punto di vista sessuale e minimizzano il danno loro inflitto.

Reato sessuale nei confronti di minori: distorsioni cognitive e caratteristiche dell’aggressore

Oltre a tali distorsioni di natura cognitiva, relative alle condotte abusanti, gli aggressori sessuali possiedono altre caratteristiche associate al reato. Garlick, Marshall e Thornton, a tale proposito, hanno rilevato una scarsa capacità di entrare in intimità coni pari, la presenza di un forte senso di solitudine e di difficoltà nelle relazioni sociali; altre caratteristiche presenti sono le carenti strategie di coping e una bassa stima di sé. Ripetute osservazioni empiriche, inoltre, testimoniano l’esistenza di una relazione tra abusi subiti durante l’infanzia e “carriere criminali” da abusanti nella età adulta.

Associazione tra abusi sessuali nell’infanzia e comportamenti in età adulta

L’importanza degli abusi sessuali avvenuti nell’infanzia è sottolineata anche da Ryan, Lane, Davis e Jsaac, secondo cui il bambino abusato entrerebbe nell’adolescenza e/o nell’età adulta con un livello più basso di resistenza/sensibilizzazione alle attrazioni perverse. Quando è sotto tensione, le risposte del soggetto includono l’uso della sessualità come modalità auto gratificante e come risposta allo stress.

Diversi studi, infatti, hanno dimostrato come gli autori di reato sessuale, soprattutto con diagnosi di pedofilia, presentino storie di vittimizzazione durante la loro infanzia. Tali risultati sono stati confermati da altre ricerche, che non solo hanno evidenziato una netta prevalenza di abuso sessuale nell’infanzia per gli autori di reato sessuale su minori rispetto ai sexual offenders che scelgono vittime adulte, ma hanno evidenziato anche come vi sia una stretta correlazione tra alcuni aspetti distorsivi e disfunzionali dello sviluppo (storie di abuso fisico, psicologico, trascuratezza nell’infanzia) e una maggiore predisposizione verso i disturbi di personalità in età adulta.

Associazione tra abusi sessuali nell’infanzia e comportamenti in età adulta

Disturbi di personalità e pedofilia

Più precisamente, i soggetti affetti da pedofilia presenterebbero una maggiore componente di disturbi schizoidi e dipendenti di personalità, rispetto ai “sexual offenders tradizionali”, che invece mostrano disturbi antisociali. Risultati assimilabili a questi sono stati riscontrati in altri studi che confermano come l’abuso sessuale subito sia un’esperienza comune tra pazienti borderline e che l’abuso nell’infanzia sia generalmente presente in pazienti con disturbi di personalità e associato con indici di severità clinica tra pazienti con disturbo borderline.

Disturbi di personalità e pedofilia

Deficit di empatia nei sexual offenders

I sexual offenders in genere tendono a presentare deficit di empatia, riuscendo tranquillamente a recare offesa alle loro vittime nonostante evidenti segni di stress manifestati da queste ultime. Si tratta di distorsioni cognitive che permettono una razionalizzazione del comportamento attuato generando una confusione tra i segnali di affetto e quelli di interesse sessuale. Inoltre, sembrano produrre delle distorsioni relative ai bisogni dei bambini e una ridotta gamma di comportamenti sociali. Tutto questo porterebbe il sexual offender a sentirsi motivato a compiere gli atti sessuali con i minori a causa della loro inabilità nello stabilire rapporti intimi e consensuali con adulti.

Teoria della Mente e deficit nelle abilità relazionali

Ward e Hudson hanno ipotizzato che tutti i deficit menzionati prima possano trarre origine da un limite presente nell’abilità di utilizzare, in maniera accurata, la teoria della Mente, ossia attribuire stati mentali agli altri individui. Questa abilità si ritiene sia la via principale attraverso la quale gli individui si creano un senso del mondo e riescono a predire il comportamento di un altro individuo, grazie all’attribuzione di uno stato mentale sia a sé stessi che agli altri. Tale processo che è stato ampiamente descritto anche come mentalizzazione, mind reading, e intelligenza sociale. Un deficit nella capacità di attribuire agli altri stati mentali può ripercuotersi, quindi, nel processo di codifica e interpretazione del comportamento della vittima, generando, di conseguenza, alcune distorsioni cognitive. Uno studio di Elsegood e Duff, partendo da queste ipotesi, ha indagato l’eventuale presenza di deficit nella capacità di attribuire stati mentali, in un campione di sexual offenders, riscontrando come questo deficit sia presente in misura significativa in tali soggetti. Secondo la letteratura, lo sviluppo della comprensione degli stati mentali da parte di un bambino avviene nel contesto primario di socializzazione che è la famiglia. Come sostenuto da Bowlby, sulla base delle prime esperienze relazionali il bambino si costruisce i modelli operativi interni delle figure di attaccamento e della relazione stessa con tali figure. Secondo Fonagy, infatti, la funzione evolutiva più importante dell’attaccamento al caregiver è proprio quella di creare nel bambino un sistema rappresentazionale.

Il Ruolo dello stile di Attaccamento nell’insorgenza di comportamenti disfunzionali

Main e Fonagy sono stati i primi autori a porre in relazione lo sviluppo della capacità di pensare sugli stati mentali con la qualità del legame di attaccamento al caregiver. I bambini maltrattati e/o che hanno avuto esperienza di relazione con un caregiver di tipo minaccioso e/o terrorizzante, spaventato/spaventante, una madre o un padre non risolti, che hanno quindi sperimentato un ambiente familiare instabile e poco accudente, caratterizzato da conflitti nella coppia genitoriale, da punizioni severe e inappropriate da parte dei genitori, da situazioni di grave rifiuto o trascuratezza, possono mostrare, a loro volta, uno stato della mente incentrato sulla non risoluzione dell’esperienza traumatica, strutturando, di conseguenza, un modello operativo interno di sè, dell’altro e della relazione, così come un pattern d’attaccamento, di tipo disorganizzato-disorientato”. Può così realizzarsi un’inversione di ruoli in cui la vittima diventa carnefice per sentirsi meno impotente nei confronti del dolore e della passività sofferta durante l’abuso subìto, così da tollerare meglio la dissonanza cognitiva conseguente all’incapacità di trovare risposte e attribuzioni causali adeguate.

L’attaccamento disorganizzato-disorientato

Il comportamento “disorganizzato-disorientato” sarebbe indicativo del crollo delle strategie comportamentali, risultando collegato, inoltre, ad una maggiore predisposizione per i disturbi dissociativi. Sebbene non sia possibile individuare delle ipotesi di causalità, la cattiva qualità delle esperienze precoci di attaccamento potrebbe, con buona probabilità, costituire un fattore di rischio per lo sviluppo di comportamenti di sexual offending in età adulta. Se concordiamo con Bowlby che la relazione con i caregiver nella prima infanzia influenzi la costruzione di modelli operativi interni, responsabili delle aspettative che l’individuo si crea circa l’affidabilità altrui e il proprio valore, possiamo prevedere che tali modelli incidano anche sul livello di empatia e sulle abilità di cooperazione sviluppate dall’individuo in un momento successivo dello sviluppo. Considerato il ruolo della qualità del legame di attaccamento sulle competenze interpersonali, sul senso di autoefficacia e sull’empatia, è lecito ipotizzare che essa possa rivestire un ruolo importante anche sul modo di vivere l’intimità e la sessualità.

In età adulta, il funzionamento e l’attivazione del sistema comportamentale di attaccamento sono profondamente connessi con l’attivazione del sistema sessuale e del sistema di accudimento; una disorganizzazione del sistema di attaccamento potrebbe portare a un’inappropriata e disfunzionale attivazione del sistema sessuale. Di conseguenza, nei soggetti con uno stile di attaccamento sicuro, il sistema comportamentale sessuale viene attivato in situazioni caratterizzate dalla percezione di sicurezza, fiducia e reciprocità, mentre in quelli che hanno maturato uno stile di attaccamento insicuro, l’attivazione del comportamento sessuale è legata a stati cognitivi e affettivi negativi. Ad uno stile di attaccamento disorganizzato si potrebbe associare l’assenza di una separazione tra i comportamenti sessuali e quelli di attaccamento, elemento che potrebbe portare all’attivazione di strategie e comportamenti sessuali contradditori o coercitivi.

L’attaccamento insicuro

Tuttavia, lo sviluppo di pattern di attaccamento di tipo disorganizzato-disorientato non costituisce l’unico esito disfunzionale delle esperienze sfavorevoli infantili. In uno studio condotto su un campione di sexual offenders, è stato riscontrato, ad esempio, che l’85,3% presentava uno stile di attaccamento insicuro. Smallbone e Dadds, attraverso la somministrazione di una serie di questionari self report relativi alle esperienze di attaccamento infantili e correnti, hanno riscontrato una maggiore incidenza di uno stile di attaccamento insicuro nei soggetti detenuti per reati sessuali piuttosto che in quelli detenuti per altri tipi di reati. Gli stessi autori, esaminando le relazioni esistenti tra il legame di attaccamento nell’infanzia e il comportamento sessuale coercitivo in un campione di studenti universitari, hanno riscontrato come uno stile di attaccamento insicuro, soprattutto nei confronti del padre, risultasse associato alle dimensioni di antisocialità, aggressività e comportamento sessuale coercitivo. Nello specifico, è stata confermata l’ipotesi secondo la quale un legame di attaccamento di tipo evitante nei confronti del padre predice il manifestarsi di un comportamento sessuale di tipo coercitivo, indipendentemente dalle dimensioni dell’aggressività e dell’antisocialità.

Basandosi sulla classificazione di Bartholomew e Horowitz, anche Ward e collaboratori hanno mostrato come i sexual offenders, le cui vittime erano adulte, presentavano in maniera maggiore uno stile di attaccamento insicuro distaccato, il quale risulta associato in letteratura ad alti livelli di aggressività nelle relazioni interpersonali; al contrario, i pedofili presentavano maggiormente uno stile di attaccamento insicuro timoroso, con scarse abilità sociali e timore dell’intimità. Altre ricerche descrittive e osservazioni cliniche in campioni di sexual offenders hanno, inoltre, evidenziato come sia possibile riscontrare la presenza di esperienze disfunzionali e/o traumatiche nelle famiglie di origine di questi individui; in particolare, l’assenza di un ambiente familiare stabile e accudente, di conflitti nella coppia genitoriale, di punizioni severe e inappropriate da parte dei genitori e l’assenza di una relazione significativa con la figura paterna sono tra i fattori più comuni.

McCormack e collaboratori, attraverso analisi qualitative effettuate su interviste semistrutturate somministrate ad un campione costituito sia da sexual offenders che da autori di altri reati contro la persona violent e non violent offenders, hanno evidenziato come, in entrambi i gruppi, le esperienze interpersonali precoci fossero fortemente negative, specialmente quelle con la figura paterna.

Sebbene non sia possibile formulare ipotesi di tipo causale, la cattiva qualità delle esperienze precoci di attaccamento sembra configurarsi come un fattore di rischio per lo sviluppo di comportamenti di sexual offending in età adulta. In linea con questi risultati, uno studio di Marsa e collaboratori evidenzia come, in detenuti arrestati per pedofilia, emerga una maggiore solitudine, un’incapacità nella gestione della rabbia, un locus of control esterno e uno stile di attaccamento insicuro timoroso. In questi individui si riscontra, inoltre, la mancanza di empatia, la difficoltà a stabilire e mantenere relazioni interpersonali e la minimizzazione dell’importanza di queste.

Se è vero che lo stile di attaccamento evitante costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo di relazioni affettive povere di intimità e di coinvolgimento emotivo, i risultati ottenuti da Lyn e Burton contrastano, tuttavia, con l’ipotesi secondo la quale lo stile di attaccamento sia associato con le caratteristiche del reato commesso, quali la sua gravità, la conoscenza della vittima o il modus operandi. Da questi studi, infatti, emerge una differenza statisticamente significativa tra autori di reati sessuali e autori di reati di altro tipo solo in merito alla dimensione di ansietà, rilevata con questionari self report, tipica di uno stile di attaccamento preoccupato. Baker e Beech hanno ipotizzato la presenza di uno stile di attaccamento disorganizzato e di stati dissociativi negli autori di reati sessuali, spiegando come i risultati discordanti presenti in letteratura, siano frutto di scelte metodologiche inappropriate fatte relativamente agli strumenti adottati per la valutazione dell’attaccamento

Limiti delle ricerche

Un limite delle ricerche finora presentate è, infatti, quello di aver utilizzato degli strumenti self report per la rilevazione dello stile di attaccamento, criticati in letteratura in quanto ritenuti meno efficaci rispetto a strumenti quali l’Adult Attachment Interview.

Inoltre, i questionari utilizzati dalla maggior parte delle ricerche su queste tematiche, non prevedono la misurazione dello stile disorganizzato di attaccamento, caratterizzato da inconsistenza e incoerenza nell’accesso a differenti rappresentazioni e modelli operativi interni multipli del se e dell’altro, che possono cambiare ed essere attivati differentemente a seconda delle circostanze.

Stirpe e collaboratori, attraverso la somministrazione dell’Adult Attachment Interview in un campione di sexual offenders e di offenders (violentand non violent), hanno confermato l’ipotesi secondo la quale i sexual offenders presentino maggiormente uno stile di attaccamento insicuro rispetto al gruppo degli autori di reati di altro genere. Nello specifico, sono emerse differenze significative nella distribuzione degli stili di attaccamento in base alla specifica tipologia di reato sessuale messa in atto: child molesters e incest offenders presentavano, in maniera significativamente maggiore, uno stato della mente Preoccupato; al contrario, nei rapists (così come nei violent offenders) prevaleva uno stato della mente Distanziante. Tali risultati supportano i dati ottenuti nelle ricerche precedenti, nonché l’ipotesi secondo la quale i child molesters presentino dei modelli operativi interni tipici dello stato della mente Preoccupato, caratterizzati dall’aspettativa che l’altro significativo sia inaccessibile e che loro sia incapaci di ricevere amore o supporto. Questi individui desidererebbero l’intimità ma hanno grandi difficoltà nell’ottenerla e tenderebbero ad avvicinarsi ai bambini, in quanto percepiti come meno minacciosi. Al contrario, i rapists, caratterizzati da uno stile di attaccamento Distanziante, tenderebbero ad essere più ostili nelle interazioni con gli altri, visti come non disponibili né meritevoli di fiducia; questi individui avrebbero maggiori difficoltà nel raggiungere l’intimità e tenderebbero a svalutarla maggiormente.

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