Sindrome da concussione multipla in ambito giuridico

Sindrome da concussione multipla in ambito giuridico
Giacomo Piperno

*A cura di Pierandrea Mirino

La Sindrome da Concussione Multipla (SCM) o Encefalopatia Traumatica Cronica (TCE) è una patologia degenerativa progressiva dell’encefalo che si manifesta come conseguenza di lesioni cerebrali traumatiche lievi ripetute e comporta alterazioni anatomo-patologiche spesso rilevanti che interessano in particolare le aree orbito-frontali e temporali del cervello. Le manifestazioni cliniche si evidenziano a distanza di tempo, anche decenni, dagli eventi traumatici, formando un quadro sintomatologico simile a quello della demenza (McKee et al., 2012, 2016). Rispetto al passato si assiste a una rinnovata consapevolezza sociale, riguardo alle conseguenze dei Traumi Cronici Lievi (TCL), in particolar modo quando questi sono ripetuti, sui danni e i deficit funzionali che ne conseguono agli individui che ne sono colpiti. Oggi sappiamo, grazie all’avanzare delle capacità diagnostiche e delle nuove tecnologie di indagine, che i TCL possono condurre a disfunzioni cerebrali, metaboliche e strutturali, in modo particolare riconducibili a manifestazioni sintomatologiche cliniche post-traumatiche, sia fisiche sia neuropsicologiche.

Cos’è un trauma cronico lieve?

Un TCL è un TCE che si manifesta con almeno uno dei seguenti tre parametri clinici:

  1. perdita di coscienza di 30 minuti o minore;
  2. punteggio alla Glasgow Coma Scale (GCS) da 14 a 15;
  3. amnesia post-traumatica minore di 24 ore (ISIG-ACRM, 1993; Alexander, 1995; Kay et al., 1998).

Questo raggruppamento traumatico coincide per alcuni autori con la cosiddetta concussione o sindrome da concussione (DSM-V, 2014), cioè un trauma cranico che ha interessato l’encefalo è causato una perdita di conoscenza maggiore di 5 minuti e una amnesia post-traumatica maggiore di 12 ore. Anche se la classificazione oggi è molto dibattuta, quella maggiormente condivisa considera che la sindrome da concussione faccia parte della più ampia categoria dei TCL (DSM-V, 2014) anche se è evidente che non in tutti i TCL sia presente concussione cerebrale.

Cos’è un trauma cronico lieve

La concussione, quindi, viene definita un tipo di trauma cranico che, attraverso la diffusione di forze biomeccaniche all’interno dell’encefalo, innesca un processo neurofisiologico a carico delle strutture cerebrali. La concussione è rapida nell’esordio, produce una breve compromissione neurologica che si risolve spontaneamente, ma che a volte può durare alcuni minuti o alcune ore (Hunt and Asplund, 2010; Haag et al., 2019). Il TCL, che rappresenta il circa 80% di tutti i TCE, può produrre conseguenze cliniche molto differenti, dall’assenza totale di sintomi neuropsicologici residui, sia precoci che tardivi, fino a sequele cognitive e comportamentali che tendono a cronicizzarsi, specie dopo i TCL ripetuti. Un’altra importante classificazione è la suddivisione, a seguito di TAC/RMN, dei TCL in complicati e non-complicati, essendo classificati come complicati i TCL che presentano un quadro

Encefalopatia Traumatica Cronica: incidenza dei casi

Contrariamente alle impressioni generali di una grande consapevolezza sociale, l’incidenza della TCE è ancora poco approfondita (Douglas H. Smith et al., 2020; Chronic traumatic encephalopathy—confusion and controversies), e la SCM viene spesso considerata come un rischio tipico solo di alcuni tipi di sport (ad es, football americano), non considerando come il rischio di sviluppare SCM in realtà riguardi molte altre tipologie di attività o eventi delittuosi in cui concussioni ripetute sono possibili se non altamente probabili, come, ad esempio, nelle violenze intrafamiliari, nelle liti, risse, in ambito lavorativo o in altri tipi di sport da contatto, specialmente se questi vengono praticati senza protezioni specifiche e in giovane età di neuroimaging positivo per la presenza di lesioni a rischio di complicanze neurochirurgiche (Servadei et al., 2001; Hunt and Asplund, 2010; Haag et al., 2019).

A livello clinico, il TCE può presentarsi attraverso due differenti fenotipi, con iniziali cambiamenti affettivi o evidente deterioramento cognitivo. Non sono stati rilevati specifici fattori di rischio su base genetica, anche se è stato segnalato che nei portatori dell’allele ApoE4 gli esiti sono più gravi. Come riportato nell’introduzione il TCL rappresenta circa l’80% di tutti i TCE.

L’OMS stima che una donna su tre nel mondo sperimenterà IPV (Violenza dal Partner Intimo) nel corso della propria vita (WHO, 2017), che il 42% delle donne sopravvissute subisce lesioni a causa di violenza subita dal proprio partner (Statistics Canada, 2016). Le lesioni più comuni sono al viso, alla testa e al collo, un tipo di violenza che lascia i sopravvissuti vulnerabili al trauma cranico (Sheridan & Nash, 2007).

Nell’ambito delle violenze domestiche, i traumi cranici sono spesso traumi ripetuti per un lungo periodo di tempo. Le donne sono sottoposte a ripetuti incontri violenti con il partner prima di chiamare le forze dell’ordine e subiscono numerosi atti violenti prima di lasciare definitivamente l’aggressore, rischiando di essere uccise quando tentano di andarsene o di denunciare il partner (Haag et al., 2019).

Il Trauma Cronico Lieve può seguire un singolo trauma cranico?

La demenza che segue un singolo trauma cranico è spesso classificata come “ADsimile”, nonostante non ci sia uno studio che abbia dato piena conferma dell’associazione e secondo Smith e coll. (Smith et al., 2019), nella migliore delle ipotesi si tratta di ipotesi speculative. Tuttavia, l’ipotesi secondo cui un singolo fenomeno di concussivo possa portare a manifestazione AD-simili sta prendendo sempre di più piede.

Infatti, una serie di studi mostra che quasi tutti i cambiamenti neuropatologici descritti nei pugili e negli atleti non pugili, come risultato di concussioni ripetute, possono essere osservati anche in alcuni individui che hanno subito concussioni di origine non sportiva anni dopo aver superato un singolo trauma cranico moderato o grave.

Quali sono le conseguenze cognitive del trauma cranico?

Le conseguenze cognitive del trauma cranico sono determinate da una serie di variabili correlate al trauma, tra cui: la gravità del trauma cranico, lo stato medico generale e la cronicità della lesione. Anche caratteristiche come l’età, lo stato neuropsichiatrico prima della lesione e il genotipo, giocano un ruolo nel determinare la gravità delle conseguenze. (Mazzucchi, 2019)

Quali sono le conseguenze cognitive del trauma cranico

Compromissione cognitiva a breve termine

Lo stato alterato di coscienza e l’amnesia post-traumatica (PTA) sono le caratteristiche neurocomportamentali del trauma cranico acuto. Il PTA è un periodo transitorio di disorientamento, confusione e deterioramento della memoria sia retrograda che anterograda che segue il trauma cranico, e del quale il paziente non ha ricordo al momento della sua remissione.

I pazienti che si trovano in uno stato di PTA spesso sperimentano anche disturbi del ciclo sonno-veglia, diminuzione dell’attivazione diurna, agitazione, labilità affettiva e disturbi percettivi. Durante questo stato, i pazienti necessitano di supervisione ed ospedalizzazione.

Secondo le definizioni oggi condivise dalla comunità clinica e scientifica (Mazzucchi, 2019), il trauma cranico moderato e quello grave sono caratterizzati da perdita di coscienza per più di 30 minuti e/o PTA persistente per almeno 24 ore, mentre il trauma cranico lieve è caratterizzato da perdita di coscienza inferiore ai 30 minuti e PTA che si risolve entro le 24 ore. Tuttavia, il TCL può verificarsi anche senza perdita di coscienza e PTA. Il recupero, si verifica in genere entro alcuni giorni dal TCL, ma il decorso clinico è tipicamente correlato ai fattori di rischio pre-infortunio, alla presenza di lesioni concomitanti in altre regioni del corpo o ad un’età superiore ai 50 anni.

Compromissione cognitiva a lungo termine

Ben il 65% dei pazienti con trauma cranico da moderato a grave riferisce il persistere di problemi cognitivi a lungo termine (Whiteneck, Gerhart and Cusick, 2004).

Il trauma cranico di gravità da moderata a grave oltre ad essere associato a deficit di memoria, attenzione, velocità di elaborazione delle informazioni e funzionamento esecutivo, coinvolge anche altre funzioni, come la pragmatica della comunicazione, l’elaborazione visuo-spaziale, il ragionamento astratto e la consapevolezza dei deficit (Ruff, Munro Cullum and Luerssen, 1989).

Il recupero cognitivo dopo un trauma cranico da moderato a grave ha una traiettoria ripida nel primo anno, seguita da miglioramenti più graduali negli anni successivi. Sebbene alcuni pazienti mostrino un recupero dei deficit neuropsicologici fino a 5 anni dopo la lesione, è più probabile e frequente che nei pazienti con lesioni gravi le menomazioni funzionali, motorie e cognitive non recuperate entro 2 anni dall’evento persistano in maniera cronica (Gordner, 1998).

Il trauma cranico negli eventi delittuosi e non: alcune sentenze

Di seguito sono elencate solamente alcune delle innumerevoli sentenze in cui la vittima riporta un trauma cranico, a dimostrazione del fatto che basta fare una breve ricerca su internet per rendersi conto delle innumerevoli sentenze in cui, indipendentemente dal fatto che la persona sia autore o vittima di un incidente, o partecipe in una colluttazione, sia che si tratti di atti delittuosi o meno, sono presenti lesioni al capo con conseguente trauma cranico.

Il trauma cranico negli eventi delittuosi e non alcune sentenze
  • nei delitti contro la persona: violenza contro le donne, violenza su minori, risse; negli eventi traumatici non delittuosi;
  • in ambito assicurativo: incidenti stradali;
  • negli incidenti sul lavoro;
  • in ambito testimoniale: capacità a rendere testimonianza.

Fratture costali multiple e trauma cranico – Corte appello L’Aquila, 15/11/2019, n.2255

Non ricorre la circostanza attenuante della provocazione di cui all’Art. 62 n. 2 c.p. se l’azione del reato commesso sia talmente grave e macroscopica da eludere lo stato d’ira. Nel caso di specie, l’imputato al quale la figlia di minore età aveva riferito che il soggetto aggredito le aveva offerto della sostanza stupefacente, pur provocando uno stato d’ira nell’aggressore non era tale da giustificare la circostanza attenuante poiché l’imputato, con calci e pugni aveva aggredito il soggetto che non aveva opposto alcuna resistenza, provocandogli lesioni consistite in fratture costali multiple e trauma cranico, con una reazione pertanto del tutto sproporzionata rispetto al fatto ingiusto.

Lesioni gravi o gravissime e incidente stradale – Tribunale Terni, 15/05/2019, n.547

Le lesioni gravi o gravissime conseguenti ad un incidente stradale sono procedibili d’ufficio. Nel caso di specie, si trattava di un soggetto che si era messo alla guida in stato di ebbrezza alcolico e che per negligenza, imprudenza, imperizia, inosservanza delle norme disciplinanti la circolazione stradale perdeva il controllo del veicolo, deviando la propria traiettoria di marcia, e, dopo aver impresso sul manto stradale due tracce gommose, fuoriusciva dalla sede stradale impattando violentemente contro la scarpata erbosa e sbalzava dal veicolo il passeggero che riportava un trauma cranico encefalico con ematoma, lesioni contusive emorragiche, emorragia subaracnoidea, frattura dell’osso occipitale ed edema cerebrale diffuso.

Infortunio sul lavoro e responsabilità del datore di lavoro – Tribunale Pescara, 04/04/2018, n.1022

Al fine di configurare la responsabilità del datore di lavoro, a fronte di infortuni verificatisi sul luogo del lavoro, non occorre la violazione di specifiche norme dettate per la prevenzione degli infortuni, essendo sufficiente che l’evento dannoso si sia verificato a causa dell’omessa adozione di quelle misure e accorgimenti imposti all’imprenditore dall’articolo 2087 del CC, ai fini della più efficace tutela dell’integrità fisica del lavoratore. Inoltre, il nesso causale tra la condotta colposa del datore di lavoro per l’omessa predisposizione delle prescrizioni antinfortunistiche e l’evento non è interrotto dal comportamento imprudente del lavoratore, giacché le norme antinfortunistiche sono dettate al fine di ottenere la sicurezza delle condizioni di lavoro, anche quando gli stessi lavoratori per imprudenza, disattenzione, assuefazione al pericolo possono provocare l’evento. Ciò posto, nella fattispecie, il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità del datore di lavoro per l’incidente occorso a un operaio che, nel corso del sollevamento di un tamburo in alluminio, a seguito di uno sbilanciamento dello stesso, subiva un trauma cranico.

Trauma cranico: le dichiarazioni della persona offesa – Tribunale Napoli sez. I, 21/12/2015, n.18034

Risponde del reato di cui all’art. 582 c.p. colui che con spinte, calci e pugni nonché tirando i capelli cagiona lesioni giudicate guaribili in sei giorni (nella specie: trauma cranico e contusioni multiple) risultando ciò sia dai certificati medici che dalle dichiarazioni della persona offesa ritenuta attendibile.

Violenza sessuale e lesioni al volto con trauma cranico – Corte appello Roma sez. III, 17/01/2011, n.44

Anche la condotta di palpeggiamenti non seguita da congiunzione carnale può integrare l’ipotesi prevista dal comma 1 dell’art. 609 bis c.p. e non l’ipotesi lieve se la libertà di autodeterminazione della vittima e il suo stato d’animo siano stati gravemente compromessi e turbati. (Nel caso di specie, in cui è stata riconosciuta l’integrazione del comma 1 dell’art. 609 bis c.p., si trattava di un palpeggiamento avvenuto dopo un breve inseguimento della vittima, che era scesa dall’autobus, terminato con percosse subite a causa della resistenza opposta, che portarono a lesioni al volto con trauma cranico).

Per accedere alla tesina completa da cui è stato estratto tale articolo e fruire dei contenuti esclusivi integrali di AIPG, diventa associato cliccando sul seguente link: https://aipgitalia.org/modalita-di-iscrizione/

Blog Attachment

Lascia un commento