L’arroganza del potere

Articolo AIPG
Giacomo Piperno

Il Ministero della Giustizia ha provveduto, con il Decreto 4 agosto 2023 n. 109, a regolamentare, attraverso “l’individuazione di ulteriori categorie dell’albo dei consulenti tecnici di ufficio e dei settori di specializzazione di ciascuna categoria, l’individuazione  dei requisiti per l’iscrizione all’albo, nonché la formazione, la tenuta e l’aggiornamento dell’elenco nazionale, ai sensi dell’art. 13, quarto comma, delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, aggiunto, unitamente all’art. 24-bis, rispettivamente dall’art. 4, comma 2, lettere a) e g), del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149 e richiamato dagli articoli 15 e 16 delle stesse disposizioni per l’attuazione, come novellati, dallo stesso art. 4, comma 2, lettera b) nn. 1 e 3, lettera c) nn. 1 e 2 e dei relativi allegati A e B”

Nell’allegato A si stabilisce, per la Categoria dell’Albo “PSICOLOGIA – AREA ADULTI” i settori di specializzazione:

– “CAPACITA’ DI INTENDERE E DI VOLERE (PENALE E CIVILE)/CAPACITA’ DI STARE IN ATTI”

– “PREVIDENZA ADULTI (INDENNITA’ DI ACCOMPAGNAMENTO, INDENNITA’ DI FREQUENZA, LEGGE 104, AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO, ECC)”

– “VALUTAZIONE DEL DANNO”.

Il fatto che il Decreto possa attribuire  alla categoria PSICOLOGIA – AREA ADULTI, una serie di settori di specializzazioni che, secondo il Presidente  della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Dott. Filippo Anelli, “non sono affatto proprie della professione dello psicologo, perché attengono al contrario  alla professione medica”, ha fatto sì che lo stesso chieda, attraverso i suoi avvocati, che il “Tribunale Amministrativo voglia dichiarare l’illegittimità del decreto ministeriale impugnato e per l’effetto annullarlo nella parte in cui, tramite il suo allegato A, attribuisce alla categoria Psicologia – area adulti, i settori di specializzazione propri della categoria professionale dei medici e, in particolare, i settori di specializzazione “Capacità di intendere e di volere (Penale e Civile)/ Capacità di stare in atti”, “Previdenza Adulti (Indennità di accompagnamento, Indennità di frequenza, Legge 104, Amministrazione di sostegno, ecc…)”, “ Valutazione del Danno” nella categoria Psicologia area adulti”.

Il Ministero della Giustizia, attraverso un notevole impegno orientato a provvedere, disporre e istituire un Albo dei consulenti tecnici d’ufficio altamente specializzati, formati e aggiornati su tematiche  che implicano  l’utilizzazione della metodologia psicologico clinico-forense, non solo teorizzata ma soprattutto applicata (analisi degli atti, anamnesi attuale e remota, osservazione, colloqui clinici, batteria di test specialistici in ambito forense penale e civile in una continua reciprocità tra Psicologia e articolati di Legge), impatta con una cultura medica, in modo particolare medico-legale, stante la richiesta di annullamento di quanto disposto dal Legislatore attraverso il Decreto sopracitato.

Attraverso tale richiesta, il campo medico-legale pretende di definire gli spazi tecnici di specializzazione di Psicologia Forense dove non è solo necessaria “l’arte” di applicazione dei principi generali della “scienza medica” al singolo quesito forense, ma è anche e soprattutto necessario il metodo psicologico e l’interpretazione dei dati, da sempre patrimonio della cultura psicologica.

La psicologia clinico-forense ha delle vaste aree di applicazione ai fini medico-legali.

Focalizzando l’attenzione sull’applicazione del metodo psicologico clinico-forense nell’indagine peritale, la valutazione sulla imputabilità e sulla responsabilità, pur essendo formulata dal magistrato in termini implicanti il concetto di “infermità”, non può prescindere da un esame della personalità del soggetto che è il fondamento di ogni accertamento e valutazione del funzionamento psichico e/o psicopatologico e/o criminologico.

Così come la valutazione del danno allorché la dimensione dominante è la sfera di personalità piuttosto che quella biologica.

Sia a livello nazionale che internazionale la psicologia clinico-forense ha raggiunto uno sviluppo considerevole in quanto è riuscita ad amalgamare i principi e l’applicazione della metodologia scientifica con quelli del Diritto.

Il voler mantenere fermi, statici e dominanti i criteri biologici ammantati dal termine “medico” e non prendere atto che esistono dei settori specialistici dove lo psicologo clinico-forense già lavora in autonomia attraverso una metodologia riconosciuta dalla Comunità Scientifica di riferimento (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) significa declassare i lunghi anni di studi severi e rigorosi, di ricerca, di  applicazione, di esperienza psicologica, clinica e clinico-forense.


Dr.ssa Anita Lanotte


Psicologa, Psicoterapeuta


Esperta in Psicologia Giuridica e Psicodiagnostica Clinico-Forense


Consulente Tecnico e Perito del Tribunale Civile e Penale di Roma


CT Procura di Roma


Presidente CEIPA Centro Studi Psicologia Applicata


Consiglio Direttivo Associazione Italiana di Psicologia Giuridica AIPG

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