La violenza di genere e l’amore patologico


- Posted by Giacomo Piperno
- Posted in Articoli Tesisti
*A cura di Viviana Catania
La violenza di genere e le forme di amore patologico rappresentano nodi cruciali per la salute mentale e sociale, soprattutto nell’ambito della psicologia giuridica e della psicopatologia forense. Questo articolo analizza in modo organico e tecnico i meccanismi che sottendono all’Intimate Partner Violence (IPV) e alla Pathological Affective Dependence (PAD), evidenziando dati epidemiologici, modelli teorici e implicazioni cliniche fondamentali per professionisti e istituzioni impegnate nella prevenzione e nell’intervento .
La violenza di genere: profilo e dimensioni del fenomeno
La violenza nelle relazioni intime non è un fenomeno isolato né unicamente di genere femminile, bensì un problema relazionale che coinvolge individui di qualsiasi orientamento sessuale e identità di genere a partire dai sedici anni. Le forme più frequenti includono aggressioni fisiche, coercizione sessuale, abuso psicologico e comportamenti di controllo che sfociano in quadri di stalking e trauma cumulativo . Secondo i dati Istat, il 31,5 % delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita, con il partner o ex-partner responsabile nel 62,7 % dei casi di stupro . Le statistiche del 2022 indicano 273 omicidi, di cui 104 vittime donne, e 52 femminicidi in ambito familiare, ribadendo la necessità di un approccio multidisciplinare che coniughi dimensioni giuridiche, forensi e psicologiche .
Dipendenza affettiva patologica: genesi e manifestazioni cliniche
La PAD, o love addiction, si configura come una relazione ossessivo-simbionte in cui il soggetto dipende emotivamente dal partner fino a compromettere autonomia, benessere psicologico e funzionamento quotidiano. Non ancora codificata come disturbo a sé nel DSM‑5, essa condivide molte caratteristiche delle dipendenze comportamentali: salienza, tolleranza, astinenza e perdita di controllo . L’eccesso di dopamina nel “reward circuit” cerebrale spiega la compulsione a ricercare la vicinanza affettiva nonostante il rapporto diventi doloroso o violento .
Meccanismi interattivi fra IPV e PAD
La persistenza in relazioni disfunzionali, nonostante il rischio di danni fisici e psicologici, trova spiegazione nella PAD che alimenta il craving affettivo e l’incapacità di interrompere il legame patologico. La ruminazione cognitiva e l’ansia da separazione fungono da fattori di mantenimento, mentre l’abusante agisce come trigger della dipendenza . Tale sinergia rende complessa l’elaborazione del trauma, richiedendo interventi clinici mirati alla risoluzione del pattern circolare fra vittima e carnefice.

Prevenzione e intervento clinico‑forense
Un’efficace strategia di contrasto deve fondarsi su tre pilastri:
- Screening e valutazione del danno psicopatologico, con scale specifiche per IPV e PAD che considerino durata, frequenza e intensità dei comportamenti persecutori;
- Percorsi terapeutici individuali e di gruppo, finalizzati a ricostruire la consapevolezza del legame patologico e a promuovere nuove strategie di coping, basati su modelli di psicoterapia cognitivo‑comportamentale e approcci centrati sulla persona;
- Reti di supporto territoriale, che integrino centri antiviolenza, servizi sociali, forze dell’ordine e strutture sanitarie, garantendo una risposta tempestiva e multidisciplinare .
Conclusioni
Comprendere la complessità della violenza di genere e della dipendenza affettiva patologica è essenziale per sviluppare protocolli di perizia e consulenza tecnica capaci di tutelare le vittime e di influire sui percorsi giudiziari. Solo un approccio integrato, basato su evidenza empirica e rigore scientifico, potrà tradursi in interventi di prevenzione efficaci e in una maggiore sicurezza per chi subisce abusi nelle relazioni intime.
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