La valutazione delle capacità genitoriali nella CTU nei casi di conflitto


- Posted by Giacomo Piperno
- Posted in Articoli Tesisti
*A cura di Claudia Giordano
Nel contesto delle separazioni conflittuali, la valutazione delle capacità genitoriali rappresenta uno degli aspetti più complessi e delicati per la tutela del benessere psicologico del minore. L’attività peritale svolta in sede di Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) non si limita all’osservazione del comportamento genitoriale, ma si fonda su una solida base teorica multidisciplinare che integra psicologia clinica, psicopatologia, diritto di famiglia, e neuropsichiatria infantile.
Genitorialità: una funzione processuale composita
Il concetto di genitorialità si è arricchito nel tempo di significati sempre più articolati, passando da un’accezione legata al mero ruolo biologico a una visione sistemica e dinamica, definita come “funzione processuale composita” (Fava Vizziello, 2003). In questa prospettiva, la genitorialità non è una qualità fissa ma un insieme di competenze e capacità che si manifestano in relazione a un figlio specifico, in uno specifico momento evolutivo, e che riflettono tanto la personalità del genitore quanto la sua storia di attaccamento, la coniugalità, la cultura e i modelli intergenerazionali.
Capacità genitoriali e funzioni psicologiche
Nella letteratura scientifica, le capacità genitoriali sono frequentemente distinte (anche se spesso usate in modo interscambiabile) dalle competenze genitoriali: le prime si riferiscono a disposizioni cognitive, emotive e relazionali profonde, le seconde all’attuazione pratica di tali disposizioni. Per esempio, Fornari (2024) sottolinea l’importanza della stabilità affettiva, del controllo degli impulsi, della capacità di contenimento e della coerenza relazionale come elementi cardine di una genitorialità adeguata.
Tra le funzioni più rilevanti troviamo:
- La funzione protettiva, che garantisce al bambino sicurezza fisica ed emotiva;
- La funzione affettiva e regolativa, basata sulla sintonizzazione emotiva e sulla modulazione degli stati affettivi;
- La funzione normativa, predittiva e rappresentativa, che guida il bambino attraverso l’educazione, la crescita e la costruzione del Sé;
- La funzione triadica, che integra la relazione madre-padre-figlio all’interno di una dimensione cooperativa.
Separazione e conflitto: impatto psicologico e giuridico
Nonostante il divorzio non rappresenti di per sé un evento patologico, può evolvere in un’esperienza disfunzionale, specie quando i partner non riescono a elaborare adeguatamente la fine del legame coniugale. Le fasi del “divorzio psichico” (Bohannan, 1973), che includono anche la rinegoziazione del ruolo genitoriale, rappresentano spesso un ostacolo critico nelle separazioni ad alta conflittualità.
Il conflitto genitoriale – distinto dalla violenza – può assumere forme interpersonali (litigi, insulti), attitudinali (svalutazione dell’altro genitore) o legali (battaglie giudiziarie prolungate). In questi casi, il minore rischia di essere strumentalizzato come “oggetto di contesa”, compromettendo la sua salute psicofisica.
La CTU come strumento di valutazione e trasformazione
All’interno del procedimento giudiziario, la CTU ha la funzione di fornire al Giudice una valutazione approfondita delle capacità genitoriali, con l’obiettivo non solo valutativo ma anche trasformativo. Il consulente è chiamato ad analizzare l’idoneità educativa di ciascun genitore, valutare la qualità del legame con il minore e rilevare eventuali dinamiche disfunzionali (es. alienazione, triangolazione, ostacolo al ruolo genitoriale dell’altro).
L’attività peritale si articola in una metodologia rigorosa: colloqui individuali e congiunti con i genitori, osservazione delle interazioni genitore-figlio, incontri individuali con il minore, indagine ambientale e psicodiagnostica. L’uso integrato di strumenti clinici e relazionali consente una valutazione complessa ma necessaria per una decisione giudiziale fondata sull’interesse superiore del minore.
Criteri per la valutazione delle capacità genitoriali
I principali criteri, proposti da autori come Reder e Lucey (1995) e Weiner (2005), includono:
- L’adattamento al ruolo genitoriale;
- La qualità della relazione affettiva ed educativa col figlio;
- Le risorse personali e sociali del genitore;
- Le potenzialità di cambiamento;
- L’assenza di gravi disturbi psicopatologici che possano compromettere la genitorialità.
Queste dimensioni devono essere integrate da un’attenta analisi delle dinamiche familiari, dei fattori di rischio e protezione, delle rappresentazioni mentali genitoriali e della capacità del genitore di salvaguardare la continuità relazionale con l’altro genitore.
Il ruolo del minore nella valutazione peritale
Il minore ha diritto a vivere in un ambiente che ne tuteli il benessere e favorisca la crescita armoniosa. In sede peritale, la sua voce – diretta o indiretta – deve essere ascoltata, rispettando le sue esigenze evolutive e il suo diritto alla protezione emotiva. Come stabilito nella “Carta dei Diritti dei figli nella separazione dei genitori” (Garante Infanzia, 2018), l’obiettivo ultimo della CTU deve essere quello di garantire continuità affettiva, stabilità, e una cornice relazionale priva di strumentalizzazioni.
Conclusioni
Valutare le capacità genitoriali nei contesti di alta conflittualità richiede una preparazione metodologica, teorica e clinica molto avanzata. Il ruolo del CTU è quello di fornire una lettura oggettiva, fondata e non collusiva delle dinamiche familiari, restando sempre ancorato all’interesse prioritario del minore. L’approccio più efficace è quello che integra osservazione clinica, analisi sistemica e comprensione delle variabili psicologiche e giuridiche coinvolte, offrendo al Giudice non solo una diagnosi, ma anche una proposta orientata alla tutela del futuro relazionale e affettivo del bambino.rantire l’esito positivo di una delle forme più alte di protezione dell’infanzia.
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