Gaslighting: aspetti giuridici di un danno psicologico

Gaslighting
Giacomo Piperno

*A cura di Mariaconcetta Piromalli

Il termine gaslighting viene utilizzato per indicare una forma di abuso emozionale difficilmente riconoscibile da parte della vittima, è una violenza psicologica quasi sempre sottile, sleale, non riconosciuta in quanto tale, che si insinua velenosamente, è “una violenza che non ha scoppi d’ira, al contrario, è muta, insidiosa, fatta di silenzi ostili alternati a motti pungenti. E’ una forma d’abuso antica, perpetrata in modo particolare tra le “sicure” mura domestiche, che lascia profonde ferite psicologiche” Salvadori (2010)

Esistono diversi modi per nuocere agli altri all’interno di una relazione. Fra le violenze psicologiche se ne cela una particolarmente subdola e dai contorni machiavellici: il gaslighting.

Il Gaslighting: significato

Il gaslighting è un particolare tipo di abuso emotivo, forse il peggiore, che è molto comune nelle relazioni abusanti. Potrebbe essere intenzionale o non intenzionale e, generalmente, come forma di manipolazione, fa dubitare dei propri pensieri e ricordi. Il principale obiettivo del gaslighting è quello di ottenere potere e controllo sull’ altra persona. Si manifesta non solo nelle relazioni romantiche ma è prevalente in quasi ogni tipo di relazione umana. Si concretizza in famiglia, in politica, in un ambiente di lavoro, in un rapporto di amicizia ecc. e fa sì che la vittima metta in discussione il proprio senso di realtà in modo tale che cominci a dubitare di se stesso e della sua percezione. È una forma di abuso emotivo, perpetrato in modo particolare tra le “sicure” mura domestiche, che lascia profonde ferite psicologiche. Il termine gaslighting è utilizzato per definire un crudele comportamento manipolatorio messo in atto da una persona abusante per far sì che la sua vittima dubiti di se stessa e dei suoi giudizi di realtà, cominci a sentirsi confusa nella convinzione di impazzire.

Il gaslighter, così viene definito colui che mette in atto tale manipolazione mentale, fa credere alla vittima di stare vivendo in una realtà che non corrisponde alla realtà oggettiva, la fa sentire sbagliata, mina alla base ogni sua certezza e sicurezza, in sostanza agisce su di lei un vero e proprio lavaggio del cervello. Nella stragrande maggioranza dei casi la vittima e il gaslighter sono relazionalmente vicini, quasi sempre partner o parenti stretti.

Origine del termine gaslighting

Il nome dato al fenomeno del gasligthing discende da un’opera teatrale del 1938: “Gas Light” (in italiano tradotto come Via dell’angelo o Luce a gas) e dalle successive due trasposizioni cinematografiche, la prima del 1940 e la seconda, più nota, del 1944 diretta da George Kukor e interpretata da Ingrid Bergman e Charles Boyer, dal titolo: “Gasligth”, che in Italia divenne: “Angoscia”.

Il film è ambientato a Londra nell’epoca vittoriana e narra la manipolazione mentale perpetrata dal marito Gregory, in maniera consapevole e mirata, ai danni della moglie Paula per indurla a dubitare delle sue facoltà mentali e di discernimento. Dietro un apparente atteggiamento di preoccupazione per la salute della moglie, il marito nascondeva l’intento di farla dichiarare pazza, per potersi liberare della sua presenza. Nel film, il marito abbassava ed alzava le luci a gas di casa facendo poi finta di niente e riuscendo così piano piano a far dubitare la moglie delle proprie capacità mentali, questo appunto attraverso la negazione dell’abbassamento o dell’innalzamento delle luci da lui stesso attuato per confonderne il giudizio, manovra continuata fino a rendere la vittima quasi del tutto convinta di non potersi più fidare delle proprie percezioni, di essere quindi diventata pazza, in preda ad allucinazioni visive, fino al suo quasi totale annientamento come persona. Solo l’intervento di un detective riuscirà a salvare la donna dalla follia e a ristabilire la verità, mettendo in luce il piano criminale dell’uomo ai danni della donna per appropriarsi della sua ricchezza.

Dunque dall’excursus di tale film emerge il fatto che tale fenomeno si configura come un meccanismo sovversivo, da parte del partner, di indurre l’altro a credersi folle, a non affidarsi più alle proprie percezioni, dei propri giudizi di realtà, a sentirsi confuso con l’obiettivo di attaccare la sua sicurezza, la sua fiducia, la sua autostima per controllarla e renderla dipendente da sé.

Essendo la luce a gas (in inglese gas light) lo strumento principe usato dal marito per far dubitare la moglie delle sue capacità psichiche, tale comportamento abusante e manipolante è stato chiamato tecnicamente in psicologia gaslighting e il suo attore gaslighter.

Analisi del fenomeno del gaslighting

Scopo del comportamento di gaslighting è ridurre la vittima a un livello di dipendenza fisica e psicologica, annullandone le capacità di scelta, responsabilità, e autodeterminazione. L’autonomia viene fortemente compromessa sia per quanto riguarda la cognizione che per la sfera emotiva. Questo stato di “sudditanza” psicologica viene a creare un circolo vizioso di dipendenza che si autoalimenta e dal quale è difficile uscire anche in virtù dell’inconsapevolezza della vittima di essere tale. Il malessere, che ne deriva, porta a legarsi ancora di più all’aguzzino poiché il soggetto si autopercepisce estremamente fragile e avverte maggiormente il bisogno di appoggiarsi e dipendere. Tanto più la vittima si sente vulnerabile e insicura, per effetto della suggestione indotta dal gasligther, tanto più si rivolgerà a lui e gli si affiderà facendo richieste di dipendenza. Si genera così un circolo vizioso in cui la vittima inconsapevolmente porta il carnefice a reiterare il comportamento manipolativo. Il gaslighter induce la vittima a credere che la realtà che percepisce è distorta e non corrispondente alla realtà oggettiva, continuamente e sottilmente le invia messaggi che la fanno sentire sbagliata, minandone, così, alla base ogni certezza e sicurezza.

Isolamento della vittima

L’equilibrio perverso venutosi a creare all’interno di questa dinamica di dipendenza, si mantiene anche attraverso l’isolamento sociale, che è comune a tutte le relazioni fondate sul gaslighting, e il gaslighter diventa l’unico punto di riferimento per la vittima. Tutto si svolge nel rapporto duale gaslighter-vittima, venendo così a mancare gli scambi con terzi e con l’esterno. La percezione di sé come persona fragile, debole, bisognosa e incapace, colpisce al cuore l’autostima, mentre la svalutazione, a lungo andare, si traduce in una modificazione della rappresentazione del Sé e dell’Identità. Le convinzioni negative di sé e il vissuto di inadeguatezza, tendono a stabilizzare l’allontanamento da tutte le relazioni, fino ad arrivare all’isolamento sociale precedentemente accennato. Se prima era il manipolatore a fare pressioni in questa direzione, quando il meccanismo infernale del gasligthing è ben rodato, sarà la stessa vittima a voler evitare le situazioni sociali perché la fanno sentire ancora più incapace, assecondando quella che inizialmente era la volontà del gaslighter. L’emarginazione diventa volontaria e, conseguentemente, l’investimento nel rapporto di coppia sempre più massiccio ed esclusivo. Il persecutore è al centro di tutto e la sua presenza indispensabile nella vita di una persona oramai limitata e scarsamente autosufficiente.

Il non essere consapevoli di ciò che sta realmente accadendo porta ad accettare la situazione e a non chiedere aiuto. Succede, talvolta, che persone vicine alla vittima, come familiari, colleghi o amici cerchino di rimandarle le anomalie che percepiscono, e le trasformazioni alle quali hanno assistito, tentano di comunicarle che, a loro avviso, c’è qualcosa che non va. In una prima fase, questo tipo di intervento non è molto efficace in quanto la vittima percepisce il malessere però, a causa di un errore di attribuzione, ritiene che la causa sia da ricercare all’interno di sé e quindi respinge ogni visione divergente che le viene dall’esterno nel tentativo di difendere la relazione, per quanto perversa e fonte di sofferenza. Il gaslighter ha estremo bisogno della sua vittima ma induce quest’ultima a credere di essere lei ad avere bisogno di lui. In questo gioco degli inganni tutto viene travisato e la realtà costruita dal manipolatore diviene reale.

Dinamiche di relazione e caratteristiche di personalità gaslighter/vittima

È importante sottolineare che il gaslighting riguarda sempre e comunque non solo due persone, ma anche la loro relazione. Il circuito perverso in cui si concretizza questa forma di subdola violenza è il frutto dell’intreccio sia di fattori legati alla personalità, sia di elementi comunicativi provenienti da entrambe le parti, che contribuiscono a forgiare e a dare un significato particolare a quella specifica relazione. Per avere la capacità di perseguire un fine tanto impegnativo come quello di demolire l’Io di qualcuno, è necessario per il gaslighter aver sviluppato determinate caratteristiche di personalità. Il gaslighter che può avere più successo nella sua opera malvagia deve essere pertanto un abile manipolatore e un bravo attore, questo perché deve convincere l’avversario, ossia in genere la persona o una persona apparentemente amata – o stimata sul posto di lavoro –, delle sue buone intenzioni, del suo affetto immenso per essa, della sua stima. In tal modo verrà spianata la strada di ingresso da parte sua nell’Io della vittima che non starà all’erta come di fronte ad un nemico dichiarato e lascerà così che si concretizzi la manipolazione della sua personalità.

La vittima di gaslighting

Il gaslighter si esprime in una prima fase di adulazione esagerata e corteggiamento costante finalizzata a persuadere la donna del grande affetto e innamoramento nutrito verso di lei. Attua una ripetizione infinita di dichiarazioni d’amore frutto di finzione che, invece di insospettire immediatamente o quasi la vittima bombardata da profusioni di affetto tanto esagerate, iniziano a farle credere nella verità della sceneggiata interpretata ad arte dal suo compagno. Il corteggiamento dunque viene agito non solo verbalmente, ma viene in genere rafforzato sul piano dei fatti, sia con la consegna periodica di regali secondo le possibilità economiche, sia con l’offerta di accompagnare la vittima ovunque possibile, questo con la finalità dichiarata di farlo per il suo bene, per avere il piacere di starle vicino e di fare le cose insieme, in realtà facendolo per esautorarla sempre di più sul piano pratico e mentale.

In tal modo la vittima si impigrisce sempre più, comincia a perdere delle abilità pratiche che prima possedeva. Così, a livello eminentemente inconscio, inizia attraverso la lusinga la demolizione vera e propria, più concreta della sua autostima.

Le fasi del gaslighting

L’obiettivo del gaslighting è pur sempre quello di togliere alla vittima la padronanza di sé, la sua autonomia decisionale, l’auto-sicurezza, la fiducia nel proprio essere. È possibile individuare tre fasi lungo cui si sviluppa il processo di manipolazione che porterà la vittima a sprofondare in una voragine:

  • Incredulità /Distorsione della comunicazione. La prima fase è quella in cui la vittima è ancora sicura di sé e delle sue capacità cognitive e relazionali, vede le cosa in modo obiettivo ed è capace di mettere in dubbio quanto affermato dal gaslighter, tanto da riuscire a contrastarlo quando questi palesa situazioni in realtà inesistenti. Inizia però in tale fase la distorsione della comunicazione, che non è più finalizzata ad unire, ma ad allontanare e ostacolare lo scambio, quasi come se vittima e persecutore iniziassero a camminare su due binari paralleli che pian piano si allontanano. La vittima non riuscirà più a capire il persecutore. I messaggi inviati dal gaslihgter sono contraddittori, mascherano un’ostilità latente che destabilizza la vittima e la fa dubitare di ciò che le accade; silenzi ostili, malcontento inespresso, frecciatine pungenti, frasi apparentemente innocue che nascondono ostilità, battute dette con un apparente tono scherzoso ma che mirano all’umiliazione della vittima. In tale fase la vittima inizia ad essere confusa, sbalordita e disorientata.
  • Difesa. La seconda fase sarà caratterizzata da un tentativo di difesa. La vittima cercherà di convincere il suo persecutore che quello che dice non corrisponde alla verità, cercando di fare chiarezza, attaccandosi disperatamente alla realtà; proverà ad instaurare un dialogo, ostinato, con la speranza che ciò serva a far cambiare il comportamento del gaslighter. La vittima orienterà tutte le sue forze e le sue capacità a far cambiare idea al suo persecutore, convinta che le sue capacità d’ascolto e di dialogo riusciranno in tale intento. Ha quindi inizio una strenua attività di persuasione, in cui la vittima investirà tutta se stessa, convinta di poter mutare le sorti del destino.
  • Depressione. La terza fase è il momento in cui la vittima prenderà coscienza che tutti i suoi sforzi di cambiare la realtà sono stati vani, la vittima vedrà piano piano venir meno la sua forza, si convincerà che ciò che il persecutore dice nei suoi confronti corrisponde a verità. È la fase in cui la vittima si arrende, è insicura, dubbiosa e completamente vulnerabile e dipendente dall’altro e si convince della ragione e della bontà del gaslighter. Oramai è asservita al suo persecutore, che si sente tanto più sicuro, dominatore ed euforico quanto più insicura e abbattuta si sente la vittima.

Aspetti giuridici di un danno psicologico

Da un punto di vista giuridico al momento non esiste una legislazione specifica per il gaslighting e non è inquadrabile interamente come reato. Ma le condotte del manipolatore gaslighter possono rientrare nei più ampi articoli del codice penale (art.570 e art.572 ) che si riferiscono ai “maltrattamenti in famiglia” e alla “violazione degli obblighi famigliari”. Non da ultimo poi vi è da considerare il danno alla persona derivante da tali condotte di violenza psicologica, danno che viene identificato in quello esistenziale in primis, dal momento che la persona subisce un’alterazione del modo di vivere e di essere in seguito alla violenza. Nei casi più gravi si può arrivare ad accertare un danno psichico con l’instaurarsi di una vera e propria psicopatologia.

I confini sfumati, insidiosi e non sempre facilmente dimostrabili, rendono arduo il compito di tutela legale delle vittime di questa forma di manipolazione psicologica. Molto in tal senso, può esser fatto attraverso un’opera di prevenzione del fenomeno, in altre parole, conferire alle vittime gli strumenti per recuperare lucidità e obiettività ed essere quindi in grado di smascherare autonomamente il gaslighter. La tutela che gli operatori, sia essi del diritto o sanitari, potranno offrire passa necessariamente attraverso la preventiva opera di riconoscimento e neutralizzazione che la vittima stessa dovrà compiere sul gaslighter.

Resta comunque uno scoglio non indifferente denunciare le condotte abusanti del gaslighting: oltre all’ostacolo che si ha nel denunciare un proprio famigliare si aggiunge una difficoltà ancora più subdola dettata dall’incapacità di riconoscere queste condotte manipolatorie che sono abilmente mascherate da atteggiamenti di cura e protezione. Questo porta quindi ad una scarsa presa di coscienza del problema che si manifesta in una sorta di immobilità sia nel denunciare, ma anche nel richiedere un supporto psicologico.

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