Fattori di rischio di devianza in minori stranieri non accompagnati

Fattori di rischio di devianza in minori stranieri non accompagnati
Giacomo Piperno

*A cura di Paola Papini

Il fenomeno migratorio, negli ultimi decenni, ha assunto una rilevanza globale, ponendo le società di accoglienza di fronte a sfide complesse e spesso imprevedibili. All’interno di questi flussi, i Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) rappresentano una categoria di soggetti caratterizzata da una particolare e intrinseca vulnerabilità. La loro condizione, definita a livello internazionale dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia (CRC) come quella di un minore sotto i 18 anni separato da entrambi i genitori e non accudito da alcun adulto legalmente responsabile , trova riscontro nella legislazione italiana che li identifica come stranieri apolidi o extracomunitari, privi di assistenza e rappresentanza legale sul territorio nazionale.

L’analisi di questo target di popolazione non può prescindere da una visione integrata che consideri la dimensione giuridica, quella psicologica e il contesto sociale. In Italia, al 30 giugno 2024, i MSNA censiti ammontavano a 20.206, prevalentemente maschi (87,8%) e nella fascia di età adolescenziale (maggioranza tra i 17, 16 e 15 anni). Provenienti principalmente da Paesi come Egitto, Ucraina, Gambia, Tunisia e Guinea, la loro presenza è un dato strutturale del panorama sociale e giuridico italiano. Tuttavia, le stime ufficiali sono considerate approssimate per difetto, a causa della numerosa presenza di minori in condizione irregolare o che evitano i percorsi di accoglienza istituzionali.

La Sovra-rappresentazione nel Circuito Penale: Vulnerabilità Sociale e Disparità di Trattamento

Un elemento di fondamentale interesse per la Psicologia Giuridica è la marcata sovra-rappresentazione dei minori stranieri all’interno del sistema penale minorile. I dati del Ministero della Giustizia, Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, mostrano che, al 30 giugno 2024, il 23% dei minorenni in carico agli USSM (Uffici di Servizio Sociale per i minorenni) erano stranieri. Ancora più significativo è il dato relativo agli Istituti Penali per Minorenni (IPM): al 31 dicembre 2023, i detenuti stranieri costituivano il 54,2% del totale.

Questa sproporzione non è interpretabile sic et simpliciter come un indice di maggiore pericolosità criminale, quanto piuttosto come sintomo di una maggiore vulnerabilità sociale. Il sistema penale minorile, infatti, sembra funzionare meglio per i minori che possono contare su forti reti sociali e familiari esterne, risultando così in un più facile accesso a misure alternative alla detenzione, come la messa alla prova, per i minori italiani. La netta evidenza di questa disparità è che solo il 20% dei provvedimenti di messa alla prova nel 2023 ha riguardato ragazzi stranieri, contro oltre il 18% dei ragazzi italiani, con una più facile destinazione alla custodia cautelare in carcere per i giovani stranieri.

L’impatto con l’apparato repressivo, pur privando della libertà, può paradossalmente rappresentare un “valore aggiunto” per i MSNA, offrendo temporaneamente figure di riferimento (educatori, psicologi), percorsi formativi e una sistemazione certa, ovvero il riconoscimento di diritti che nella vita esterna sono spesso negati. Tuttavia, tali diritti sono effimeri, destinati a svanire con il raggiungimento della maggiore età o il termine della misura penale, lasciando il soggetto nuovamente esposto al rischio di illegalità e marginalizzazione.


Il Quadrante Normativo e le Criticità dell’Accoglienza

Il sistema di tutela e inclusione per i MSNA è stato rafforzato in Italia con l’approvazione della Legge n. 47/2017, nota come “Legge Zampa”. Tale normativa ha introdotto il divieto assoluto di respingimento alla frontiera e ha delineato la disciplina dei permessi di soggiorno e il sistema di accoglienza, che distingue tra una prima e una seconda fase (SAI – Sistema di Accoglienza e Integrazione). Tra i diritti garantiti vi è l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, il diritto all’istruzione e alla formazione, e garanzie processuali come l’assistenza affettiva e psicologica in ogni stato e grado del procedimento.

Nonostante il solido impianto normativo, il rapporto tra la legge e le prassi applicative presenta ancora numerose criticità. Si assiste ad una disomogeneità degli iter burocratici e delle pratiche sul territorio nazionale, che ostacolano il pieno godimento dei diritti, la protezione e l’inclusione sociale dei minori. In particolare, la lentezza delle procedure per ottenere il permesso di soggiorno, che può richiedere anche sei mesi, genera stati di ansia, timori e frustrazioni, impedendo di fatto l’avvio tempestivo di un percorso di inserimento funzionale. Cruciale, in questo contesto, è la carenza di tutori volontari, con la conseguenza che la tutela viene talvolta attribuita a figure professionali (sindaci, avvocati) che, gestendo un elevato numero di minori, non possono costituire un reale punto di riferimento affettivo e legale nel percorso di integrazione.

Recentemente, la normativa sull’accoglienza è stata modificata dal Decreto-legge n. 133 del 2023, che in presenza di arrivi consistenti e ravvicinati, permette ai Prefetti di disporre l’accoglienza dei minorenni di età pari o superiore a sedici anni in sezioni dedicate all’interno di centri governativi ordinari o straordinari (precedentemente riservati agli adulti), seppur per un periodo limitato a novanta giorni. Questo elemento sottolinea la tensione tra l’esigenza di tutela del minore e la pressione gestionale dei flussi.


Le Condizioni Psicosociali e il Trauma Migratorio

I MSNA sono adolescenti che, oltre a dover affrontare i complessi compiti evolutivi tipici della loro età (costruzione dell’identità, autonomia), si trovano a gestire un processo pieno di ostacoli e sofferenze psicologiche legate al vissuto migratorio. La migrazione stessa è stata concettualizzata come un evento ad alta intensità emotiva, assimilabile a un trauma, definito da alcuni autori come un “trauma quasi di tipo iniziatico”. Le rotte migratorie restrittive e i viaggi estenuanti espongono questi giovani a un elevato rischio di subire abusi, minacciando la loro integrità fisica ed emotiva.

Le esperienze pre-migratorie (conflitti, deprivazione, violenza familiare), le difficoltà del viaggio e lo stress post-migratorio (separazione familiare, instabilità legale, difficoltà di integrazione) si combinano, esponendo i minori a rischi specifici per la salute mentale. Gli studi epidemiologici condotti in Europa rilevano un’alta prevalenza di disturbi psichici nei MSNA:

  • Sintomi da Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD): con una variabilità tra il 4,6% e il 43%.
  • Sintomi di Depressione: tra il 2,9% e il 61,6%.
  • Sintomi di Ansia: tra il 32,6% e il 38,2%.

È stata inoltre osservata una tendenza a tassi più elevati di tentativi di suicidio e decessi rispetto alla popolazione ospitante della stessa età. La cura della salute mentale per questa popolazione richiede un approccio interculturale e una costante attenzione al contesto, poiché i sistemi diagnostici occidentali, anche se adattati linguisticamente, non tengono pienamente conto delle specificità culturali, comportando il rischio di errori diagnostici, come la sovrastima dei disturbi psicotici. È emerso che i livelli di supporto sociale nel Paese ospitante e la qualità dell’ambiente di accoglienza sono fortemente associati al benessere psicopatologico.

Il Ruolo Critico dei Fattori di Rischio e di Protezione

L’obiettivo fondamentale di un approccio preventivo e psico-giuridico è l’identificazione e l’analisi dei fattori che possono influenzare negativamente l’adattamento dei MSNA. Il rischio di devianza si configura come l’esito di una complessa interazione tra vulnerabilità individuali, fattori ambientali e risposte istituzionali.

1. Le Origini Culturali e il Mandato Familiare

La destabilizzazione socio-economica e politica del Paese di origine influisce direttamente sulle catene migratorie, aumentando l’esposizione al rischio di entrare in circuiti delinquenziali. La migrazione in solitudine è strettamente connessa all’indebolimento dei legami familiari.

Un fattore psicodinamico rilevante è il “mandato familiare”: le aspettative dei genitori sull’esito della migrazione sono spesso intense e condizionanti. La forte pressione a “farcela” e il timore del fallimento possono spingere alcuni minori ad allontanarsi dai percorsi educativi e formativi proposti dalle strutture di accoglienza, poiché percepiti come meno funzionali rispetto al “guadagno facile” che potrebbe essere conseguito attraverso vie illegali. Questa situazione contribuisce allo sviluppo di un atteggiamento adultizzato non sostenuto da una piena maturità emotiva, che può portare a vissuti depressivi e una profonda sfiducia verso gli adulti (operatori inclusi).

2. Deprivazione Socioculturale e Gruppi di Socializzazione

La deprivazione socioculturale che caratterizza la condizione dei MSNA in Italia è un potente fattore di rischio. L’assenza di opportunità lecite (lavorative, formative) e il difficile accesso alle reti sociali formali rendono i minori particolarmente suscettibili all’attrazione di modelli e stili di vita offerti dai gruppi devianti. La natura di questi gruppi diventa decisiva quando il rapporto con il nuovo territorio non offre alternative strutturate e accessibili.

Interessanti ricerche evidenziano, tuttavia, che il peso causale del processo di socializzazione nel Paese di partenza non è univoco. Infatti, minori ben socializzati si ritrovano sia nel circuito penale che in quello dell’accoglienza positiva. Ciò suggerisce che la variabile più decisiva nel distinguere chi si avvia a percorsi di integrazione da chi finisce in carcere non è tanto la socializzazione primaria, quanto piuttosto le esperienze lavorative pregresse nel Paese d’origine. Coloro che hanno già sperimentato una situazione lavorativa, anche informale, sembrano favoriti nell’integrazione nel nuovo contesto e manifestano una maggiore tendenza a scartare l’ipotesi di coinvolgimento deviante. Questo elemento dovrebbe orientare le politiche di intervento verso una rapida e funzionale integrazione lavorativa e formativa.

3. L’Acculturazione e l’Esclusione Sociale

Il processo di acculturazione, ovvero l’adattamento alla cultura ospitante, è un altro snodo critico. Le problematiche di acculturazione, legate a difficoltà nella comprensione delle dinamiche sociali del Paese di accoglienza e a potenziali conflitti tra la cultura di origine e quella ospitante, sono associate a un aumento della depressione e sono fortemente influenzate da esperienze post-migratorie negative. Esperienze di discriminazione, senso di esclusione e frustrazione amplificano questo disagio.

In questa cornice, la Teoria dell’Etichettamento (Labelling) offre una chiave di lettura psico-giuridica rilevante: il consolidamento di un’identità deviante (devianza secondaria) può essere ricondotto al processo di criminalizzazione selettiva e all’interazione tra il soggetto sanzionato e gli agenti del controllo istituzionale. La devianza, in molti casi, si configura come una risposta alla degradazione e all’isolamento prodotti dalla reazione sociale. È la marginalizzazione, amplificata dalla mancanza di opportunità lecite, a spingere il minore verso l’illegalità.


Percorso di Integrazione e Prevenzione in Ottica Giuridico-Psicologica

Il percorso di accoglienza e integrazione dei MSNA deve necessariamente tradursi in un progetto di vita individualizzato che bilanci le esigenze di tutela e supporto con quelle di responsabilizzazione e sanzione, in una costante ricerca di equilibrio.

Strategie di Intervento e Fattori di Protezione

Per implementare interventi efficaci è indispensabile potenziare i fattori di protezione e la resilienza dei minori. I fattori di protezione agiscono come conditio sine qua non per affrontare i molteplici compiti di sviluppo adolescenziali. A livello individuale, la competenza biculturale, ovvero la capacità di muoversi con competenza sia nella cultura di origine che in quella ospitante, è associata a minori problematiche internalizzanti ed esternalizzanti.

A livello istituzionale, la risposta alla devianza minorile di origine immigrata dipende dalla volontà delle Istituzioni, in particolare quelle formative ed educative, di promuovere l’inclusione e la partecipazione. La mancanza di un progetto politico e di una cura sul piano pedagogico e sociale alimenta l’insicurezza e la perdita dei diritti umani. Le azioni devono essere:

  1. Focalizzate e specifiche: L’approccio deve tenere conto della dimensione culturale diversa che fa da sfondo a un’idea di adolescenza differente da quella che le Istituzioni sono abituate ad accogliere.
  2. Volte all’Autonomia: È fondamentale prevedere un’estensione della tutela (prosieguo amministrativo) per costruire con i minori strumenti per un futuro di autonomia e integrazione anche dopo il compimento della maggiore età.
  3. Collaborative: La complessità del fenomeno richiede una collaborazione interistituzionale tra i vari soggetti impegnati sul territorio (servizi sociali, enti locali, autorità giudiziarie). Accordi formali e informali e la condivisione di buone prassi sono essenziali per individuare linee unitarie di intervento.

In sintesi, la devianza in questa popolazione è prevalentemente frutto di una distanza umana e culturale che impoverisce le relazioni interculturali e, più in generale, il livello della giustizia sociale. L’insufficienza delle strutture di accoglienza, la tensione abitativa e la mancata soddisfazione dei bisogni primari e secondari dei MSNA sono la vera causa della loro marginalizzazione. È in questo spazio di vulnerabilità non gestita che la professione dello psicologo giuridico, insieme agli operatori sociali e legali, è chiamata a intervenire, non solo sanzionando il reato, ma soprattutto riconoscendo il diritto negato e costruendo ponti di reale inclusione.

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