Disturbo Narcisistico di Personalità

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Giacomo Piperno

*A cura di Ludovica Carrus

A partire da Freud sino ad arrivare ai giorni nostri ci si è avvicinati al tema del disturbo narcisistico di personalità in modi diversi, tuttavia il concetto fondamentale che emerge è che il narcisista rappresenta l’immaturità, poiché costituisce uno stato iniziale, la prima rappresentazione di sé. Kohut sottolineò varie forme mature e immature di narcisismo: nella prima, la persona si prefigge degli scopi, si piace e si apprezza, mentre nella fase immatura, avendo avuto delle carenze iniziali, si trascorre la propria vita a cercare il proprio sé.

Il mito di Narciso

Il narciso è una pianta a bulbo con fiori bianchi e giallo. In psicologia il narcisismo può essere definito come la concentrazione di interessi psicologici sull’Io.

  • Nelle metamorfosi di Ovidio è contenuta la prima versione del mito di Narciso. Il racconto inizia con l’immagine della bellissima Ninfa Liriope la quale rimane incinta bagnandosi nelle acque del fiume Cefiso mettendo alla luce un bimbo che “appena nato meritava già di essere amato” Narciso. La Ninfa si reca dall’indovino Tiresia per domandargli come sarà la vita del neonato. Tiresio risponde che il fanciullo sarebbe vissuto bene e a lungo solo a patto “che non avesse conosciuto mai se stesso”: la profezia parla di una mancanza di consapevolezza come elisir di lunga vita. Nel mito, Narciso già a sedici anni viene descritto come superbo, in fuga dalle donne, tra cui la Ninfa Eco, e dagli uomini, che lo amano e piangono di amore per lui. Si mostra sempre uguale nei comportamenti, non si concede, fugge: è intoccabile, forse per orgoglio o per paura di avere bisogno degli altri. Il mito lega Narciso alla Ninfa Eco, una delle sue spasimanti: Eco lo incontra e si infiamma di amore per lui, lo desidera e lo insegue, ma per la punizione che le è stata data dalla dea Giunone, moglie di Zeus, non riesce a parlare se non ripetendo le ultime parole pronunciate dall’altro. Da lontano vede Narciso impegnato a cacciare e si addolora per non poter rivolgergli la parola. Narciso cercando i suoi compagni di battuta, grida “C’è qualcuno qui?”. “Qui” è la risposta che Eco dà a Narciso, il quale rimane stupito poiché non vede nessuno attorno a lui. “Vieni”. “Vieni!”. “Perché mi sfuggi?”. “Perché mi sfuggi?”. “Raggiungimi qua!”. “Qua” ripete eco uscendo fuori dal suo nascondiglio e cercando di abbracciarlo. Narciso scappa da lei, e nel fuggire la scaccia “Preferisco morire piuttosto che darmi a te!”. La Ninfa si nasconde nel bosco, coltivando dentro sé stessa l’amore per lui ma nello stesso momento il dolore per il suo rifiuto cresce sempre di più. Eco girerà per le valli solitarie, gemendo di amore e di rimpianto, fino al momento in cui di lei rimarrà solo la voce. Continuando a soffrire e a nascondersi, proverà un continuo tormento, che dopo averle consumato il corpo, le farà sperare che anche Narciso possa innamorarsi senza poter mai possedere chi ama. Ripeterà costantemente una frase, l’ultima frase detta dal suo amato “Ahimé”. Narciso sembra autonomo: mostra di non aver bisogno di nessuno e di non accorgersi degli altri, che puntualmente delude. Artemide lo punirà perché ha fatto soffrire troppi giovani e lo condannerà ad innamorarsi della sua immagine, e di conseguenza ad innamorarsi senza mai essere corrisposto, senza poter aver un riconoscimento da nessuno se non da lui. Un giorno si avvicina ad una fonte per bere, e si invaghisce dell’immagine che vede riflessa: “Spera in un amore che non ha corpo, crede che sia un corpo quella che è un’ombra”. Narciso rimane abbagliato dalla sua immagine disteso per terra, da solo, continua ad ammirare il suo aspetto. “Desidera senza saperlo, sé stesso: elogia, ma è lui l’elogiato, e mentre brama, si brama, e insieme accende e si arde”. Resta prigioniero di sé stesso, invischiato in un rapporto fusionale con le proprie immagini. La sua passione amorosa altro non è che una sua proiezione. “Né desiderio di cibo, né desiderio di riposo riesce a staccarlo da lì. E lui vorrebbe essere preso tutte le volte infatti che porgo baci alla limpida onda, tutte le volte si protende verso di me offrendo la bocca è un nulla che si oppone al nostro amore”. L’inafferrabilità rende Narciso triste e disperato. Nello stesso momento in cuor suo è proprio questo che lo fa gioire, perché non dovrà mai scendere a compromessi con un’altra persona, non tradirà mai sé stesso, potrà rimanere “incontaminato”. Narciso desidera la morte perché è l’unico mezzo per smettere di soffrire: “Sfinito dall’amore si strugge”. In alcune versioni il giovane perisce di spada, in altre “un fuoco occulto a poco a poco lo consuma” in altre affoga: “la morte buia chiuse quegli occhi che ancora ammiravano la forma del loro padrone”. Il corpo scompare e al suo posto si apre un fiore, “giallo nel mezzo, e tutt’intorno petali bianchi” (Le metamorfosi di Ovidio).

Il narcisismo e il disturbo narcisistico di personalità

Il narcisismo è una istanza psichica intrinsecamente congiunta con la formazione dell’Io e l’identità del soggetto. Considerando l’Io come la funzione che collega l’individuo con l’esterno, il narcisismo diviene l’istanza fondamentale che regola quella continua tensione del soggetto tra il desiderio-bisogno di rapportarsi con l’altro, che racchiude la dipendenza, ed il desiderio-bisogno di essere riconosciuto, che contiene l’identità e l’autonomia.

Prime ipotesi e contestazioni

Il narcisismo si riferisce, dunque alla costituzione del soggetto, al rapporto che questi ha con l’altro andando necessariamente ad implicare il desiderio. Il concetto di narcisismo è stato presente anche sul piano filosofico, in Cartesio, Kant, e in particolar modo in Hegel che lo ha drammatizzato, nella Fenomenologia dello Spirito, con la nota dialettica dello schiavo e del padrone. In psicologia la storia del narcisismo risale generalmente a Freud con il suo lavoro del 1914 “Introduzione (Einfuhrung) al narcisismo”. Questo studio, come riconoscerà lo stesso Freud, in una lettera ad Abraham: nasce male “Il narcisismo è stato una dura fatica e porta tutti i segni della relativa deformità”. Tale studio fu scritto molto in fretta, e presenta delle incongruità, poiché era finalizzato ad opporsi alle critiche di Jung il quale evidenzia l’impossibilità di applicare la teoria di Freud della libido per poter spiegare la psicosi schizofrenica. Freud con questo lavoro cerca di impostare una teoria complessiva dello sviluppo psichico dell’uomo.

Il problema fondamentale è il concetto di narcisismo primario che indica ed assolutizza la visione della ricerca dell’oggetto come scarica pulsionale, con la conseguente negazione dell’importanza dell’oggetto e della realtà esterna. La negazione dell’importanza della realtà esterna, iniziata nel 1897, troverà in questa fase, l’estrema concezione monadica dell’uomo. Il bambino alla nascita, attraverso lo scarico delle pulsioni tenderebbe a mantenere una situazione di pacifica indifferenza (nirvana) Freud, S. (1962). Paragonando questa concezione con la famosa affermazione, certamente provocatoria, di Winnicot (1960) “Non esiste l’infante” possiamo capire il lungo percorso necessario per superare l’affermazione freudiana rispetto alla natura dell’uomo. Già negli anni 40, però, Fairbairn, aveva cominciato a contestare l’assunto di Freud, presentando una visione completamente diversa. Per Fairbairn lo scopo della libido è sempre ed unicamente la ricerca dell’oggetto. Ogni individuo, sin dalla nascita, è alla ricerca di un contatto emotivo-affettivo. Questa intenzionalità definita da Fairbairn libido, si connota di una nuova proprietà: il desiderio.

Tuttavia il desiderio può non sempre essere accolto e soddisfatto: di fronte ad una cronica indisponibilità emotiva della madre, nel momento in cui l’Io libidico tende a languire, si va a sviluppare un Io antilibidico che è il frutto del rapporto con l’oggetto rifiutante. Questi due aspetti sono in contrasto tra di loro e poiché la tensione che nasce dal loro conflitto è minacciosa per l’identità del bambino, questi è costretto ad operare una scissione tramite una funzione, definita come Io-realtà. Il pensiero di Fairbairn propone quindi la psicopatologia come conseguenza della scissione di un Io primario. Attraverso il concetto del vero Sé e del falso Sé, Winnicot amplia successivamente questa concezione. “Non è la soddisfazione istintuale che fa sì che il bambino cominci ad essere, a sentire che la vita è reale e degna di essere vissuta.”

L’utilizzo costante di strategie manipolative di un narcisista patologico

Il falso Sé del disturbo narcisistico è costituito dall’assenza di qualsiasi capacità empatica, dalla loro rabbia cronica, spesso repressa, da un’ipertrofia del Sé, da una forma di controllo onnipotente correlati alla tendenza di una svalutazione dell’altro, tutto ciò spesso espresso dietro la copertura dell’idealizzazione. Considerare il narcisismo come una struttura ed una istanza psichica basilare per gestire la dialettica della tensionalità soggetto-oggetto, fondamentale per poter regolare il flusso di investimento oggettuale e conseguentemente anche la capacità di separarsi e recuperare sé stessi, porterebbe ad affermare che l’alterazione di questa funzione va a costituire il disturbo narcisistico di personalità nella sua espressione psicopatologica mediana.

Tecniche manipolative: Gaslighting

Al fine di tenere la preda in uno stato di costante tensione il narcisista patologico utilizza costantemente tecniche manipolative. La vittima ha la sensazione di camminare sulle uova si sente in colpa e sbagliata. L’obbiettivo del narcisista manipolatore è quello di far diventare la preda un suo strumento personale riducendola come un automa cha può soddisfare le sue esigenze. Il narcisista ambisce a ridurre la vittima in uno stato di schiavitù dove perderà la sua salute e la sua identità (trauma da abuso narcisistico). Il narcisista patologico utilizza frequentemente alcune tecniche manipolative: Gaslighting.

Questo termine deriva dal titolo del film “Gaslight” del 1944 del regista americano Cuko. La trama si riferisce ad un marito che cerca di condurre la moglie ad una pazzia manipolando piccoli elementi dell’ambiente, insistendo con la moglie, quando questa nota questi cambiamenti che si sbaglia o si ricorda male. Il titolo origina dal subdolo affievolimento delle luci a gas da parte del marito, cosa che la moglie nota accuratamente, ma che il marito insiste essere solo il frutto della sua immaginazione. Il termine gaslighthing, origina da ciò, ed è utilizzato per definire un comportamento crudele manipolatorio messo in atto da una persona abusante al fine di far dubitare la vittima di sé stessa e dei suoi giudizi di realtà. Il gaslighter, è colui che effettua tale manipolazione mentale facendo credere alla sua vittima di vivere in una realtà che non corrisponde a quella oggettiva. La fa sentire sbagliata, mina ogni sua certezza, effettuando su di lei un vero e proprio lavaggio mentale. La ricerca evidenzia che nella maggior parte dei casi il gaslighter e la vittima sono relazionalmente vicini, quasi sempre partner o parenti stretti.

Gaslighting

 

Il comportamento del gaslighting

Il comportamento del gaslighting percorre alcune fasi:

  • Incredulità: la vittima non crede a ciò che sta accadendo né a ciò che il suo carnefice vorrebbe farle credere
  • Difesa: la vittima inizialmente si difende con rabbia per sostenere la sua posizione di persona sana e ben radicata nella realtà oggettiva
  • Depressione: la vittima si convince che il manipolatore ha ragione, inizia a rassegnarsi diventando insicura, vulnerabile ed estremamente dipendente
  • Proiezione: un ulteriore tattica manipolativa è quella denominata “proiezione”, tipica di colui che non si assume le responsabilità della propria condotta attribuendo il suo cattivo comportamento a qualcun altro. Il narcisista ricorre continuamente a questa tecnica per poter abusare psicologicamente della sua vittima. Un narcisista che mente potrebbe accusare il partner di raccontare menzogne, o un narcisista geloso poiché controllante nei confronti della propria preda potrà definire il partner come bisognoso o “appiccicoso”.

Conversazioni senza senso

Tipica manovra dei narcisisti patologici è quella di utilizzare conversazioni senza senso logico per disorientare e mandare fuori pista l’altro. Il narcisista lo fa per confondere e distrarre la vittima dal problema principale, facendola sentire in colpa. Agli occhi del narcisista il problema è sempre la vittima. Costoro non riescono a tollerare il disaccordo del loro interlocutore, in quanto urta la loro falsa convinzione di essere onnipotenti e onniscienti.

Lettura del pensiero

I narcisisti costantemente mettono in atto la distorsione cognitiva che prende il nome di “Lettura del pensiero” giungendo a conclusioni basate sulle loro credenze o parametri, piuttosto che tirarsi indietro e valutare obiettivamente la situazione. Come conseguenza, i narcisisti riformulano sempre ciò che viene detto, accusando la vittima di aver detto parole che non ha neanche mai pensato, tutto ciò viene fatto semplicemente perché la vittima si è “permessa” di esprimere i suoi sentimenti.

Utilizzo di minacce e insulti

Nel loro mondo i narcisisti sono solo loro quelli giusti, e chi osa dire il contrario provoca in loro una ferita narcisistica. I soggetti con un disturbo di personalità narcisistica, generalmente soffrono di quella che viene denominata “ferita narcisistica”, vale adire una lesione emotiva acuta e invalidante avvenuta nel corso dei loro primi anni di vita che va ad interferire con un sano sviluppo di una stabile identificazione e di un senso di autostima. La mancanza di sintonia con i caregiver a causa di perdita, abuso, abbandono o eccessiva indulgenza, e una possibile predisposizione genetica alla radice della lesione narcisistica, possono condure a sentimenti di inutilità che vanno poi a tradursi in una rabbia narcisistica: tale termine va a descrivere la cieca rabbia del narcisista in risposta a una ferita narcisista che provoca lo scivolamento della maschera. In risposta a ciò il narcisista può mettere in atto una serie di comportamenti offensivi progettati al fine di vendicarsi della persona che gli ha causato la lesione. Un narcisista in preda alla rabbia potrebbe insultare la vittima rispetto al suo aspetto fisico, il suo comportamento, la sua intelligenza, invalidando il suo diritto di avvalersi di un suo punto di vista. Gli insulti possono anche essere utilizzati per criticare le sue credenze, le opinioni e le sue valutazioni.

Utilizzo di campagne diffamatorie

Un ulteriore modo per manipolare o arrecare un danno è l’utilizzo di campagne denigratorie. La campagna denigratoria è un attacco preventivo finalizzato a sabotare la reputazione di un altro e a diffamare il suo nome in modo che questo venga isolato e lasciato senza una reta di sostegno da parte di altri. Questa tecnica viene utilizzate al fine di nascondere la propria condotta i quanto fa slittare l’attenzione sull’altro. I narcisisti fanno pettegolezzi dietro le spalle, calunniano le persone care alla vittima o i loro cari, creando storie che descrivono la vittima come l’aggressore e sostenendo che hanno paura di lei. Una vittima che subisce abusi da un narcisista, spesso non sa cosa viene detto su di lei e quasi sempre scopre il tutto a seguito dell’interruzione del rapporto.

Triangolazione

La triangolazione è una tecnica manipolativa utilizzata dai narcisisti finalizzata ad installare nelle vittime sentimenti di gelosia e insicurezza. Con questa tattica i soggetti creano un’esagerata ed irrealistica immagine di desiderabilità sociale facendo credere di essere più ricercati ed ambiti di quanto effettivamente lo siano in realtà. Tutti possono divenire oggetto della triangolazione: la famiglia della vittima la famiglia del narcisista, gli amici, i suoi ex partener, gli sconosciuti o delle persone immaginarie. Lo scopo di questa tecnica è di far perdere la tranquillità alla propria preda, non importa chi sarà l’oggetto che potrà far perdere tranquillità diviene fondamentale il raggiungimento dello scopo. Il narcisista inserito in una relazione di coppia potrebbe triangolare con una persona e poi tradire con un’altra, e spesso la persona che decide di utilizzare per il suo scopo non ha idea di servire a quel fine. L’intenzione è di tenere la vittima in uno stato di ansia permanente, e non permettere mai che questa possa vivere la relazione in modo rilassato.

Oltraggi verbali camuffati da scherzi

I narcisisti godono nel fare commenti maligni a discapito di altri, spesso questi commenti taglienti sono camuffati da uno scherzo. Il narcisista ferirà a più non posso, ma giustificherà il tutto dicendo che stava scherzando. In questo modo, tali soggetti, si sentono autorizzati a pronunciare offese orrende pur mantenendo un atteggiamento innocente e freddo. Ogni qualvolta che la vittima, giustamente, si indegna il narcisista la accuserà asserendo semplicemente che non ha il senso dell’umorismo. Questa tattica spesso viene utilizzata per commettere abusi verbali.

 

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