Aspetti psicologici nei reati di stalking e revenge porn

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Giacomo Piperno

*A cura di Lorenzo Papa

L’esperienza umana è un delicato equilibrio di libertà e relazioni. Quando questo equilibrio viene compromesso da condotte moleste e intrusive, si entra nel campo complesso e doloroso degli atti persecutori, noti nel linguaggio comune come stalking. Questo fenomeno, un tempo associato a comportamenti isolati e spesso confinato alle cronache rosa di personaggi celebri , si è evoluto in una problematica sociale e giuridica di vasta portata, abbracciando nuovi scenari digitali e culminando talvolta in forme estreme di violenza psicologica, come il Revenge Porn.

È fondamentale non solo comprendere il perimetro normativo di questi reati, ma soprattutto penetrare gli aspetti psicologici e criminologici che li sostengono, per delineare strategie efficaci di tutela e intervento. Il presente contributo si propone di analizzare l’evoluzione di tali condotte, i profili degli autori e delle vittime, e l’urgenza di un approccio multidisciplinare in un’epoca dominata dalla connettività.

Genesi, Evoluzione e Definizione Giuridica dello Stalking

Il termine “stalking” deriva dal verbo inglese to stalk, che evoca l’immagine di un camminare furtivo, circospetto, tipico del cacciatore in agguato. La letteratura scientifica anglofona lo ha definito, in concreto, come un insieme continuo e assillante di comportamenti molesti, quali appostamenti ininterrotti presso il domicilio o gli ambienti frequentati dalla vittima. Questa condotta si traduce in una profonda violazione della libertà personale del soggetto passivo.

In Italia, il fenomeno ha acquisito rilevanza normativa solo di recente. Nonostante si possano individuare esempi storici di persecuzione (si pensi al Don Rodrigo dei Promessi Sposi ), l’esigenza di una disciplina ad hoc si è fatta pressante negli anni Duemila. Il legislatore è intervenuto nel 2009 con il D.L. 11/2009, che ha introdotto nel Codice Penale l’ Articolo 612-bis, rubricato “Atti persecutori”.

La configurazione di questo reato non si basa sulla singola molestia, bensì su una condotta abituale, continuativa e ininterrotta. L’elemento che lo rende penalmente rilevante risiede nel danno psicologico che esso cagiona, identificato dal legislatore in tre eventi alternativi:

  1. Un grave e perdurante stato di ansia o di paura.
  2. Il fondato timore per la propria incolumità o per quella di una persona cara.
  3. L’alterazione delle proprie abitudini di vita.

È importante sottolineare come la giurisprudenza abbia specificato che il concetto di “grave e perdurante stato di ansia o di paura” non implica necessariamente uno stato patologico clinicamente accertato, bensì una conseguenza accertabile della vessazione continuata, che abbia comportato un mutamento nella condizione di normale stabilità psicologica del soggetto. Il bene giuridico tutelato è la libertà morale (diritto di autodeterminazione) e l’incolumità della vittima.

La Metamorfosi Digitale: Dal Pedinamento al Cyberstalking

L’evoluzione del fenomeno è indissolubilmente legata alla globalizzazione e al progresso tecnologico. Il molestatore assillante ha trovato nella rete uno strumento potente per amplificare la sua condotta: il cyberstalking.

Il cyberstalker utilizza la tecnologia per inviare e-mail minacciose, monitorare le attività informatiche o, più spesso, diffondere informazioni moleste relative alla vittima. Questo avviene spesso sfruttando la facilità con cui è possibile mantenere l’ anonimato in rete e l’assenza di specifiche normative internazionali rigide per la registrazione ai servizi online.

Nonostante il panorama internazionale, soprattutto negli Stati Uniti, abbia sviluppato discipline specifiche per contrastare il fenomeno telematico (come il Violence Against Women Act 2000 ), nell’ordinamento italiano la condotta di cyberstalking è generalmente ricondotta all’Art. 612-bis c.p.. Tuttavia, le modalità della molestia telematica possono configurare anche altri tipi di reati, come quelli contro l’onore, la libertà o la riservatezza ( computer crimes).

Il contesto digitale rende la persecuzione più pervasiva e l’impatto sulla vittima può essere devastante, poiché l’aggressore ha accesso continuo a ogni aspetto della vita del bersaglio, spesso inconsapevolmente esposto tramite social network e web.

I Profili Psicologici dello Stalker: Comprendere la Devianza

L’analisi forense e psicologica è essenziale per comprendere le dinamiche dello stalking. Il fenomeno non è omogeneo e la classificazione degli stalker è complessa, basandosi sul rapporto preesistente con la vittima, sulla motivazione e sulla possibile presenza di un disturbo mentale.

La tipologia più diffusa è quella degli Ex-partner. Qui, la condotta ossessiva subentra dopo la rottura di una relazione affettiva. L’obiettivo dello stalker è duplice: la riconciliazione o, più frequentemente, la vendetta. Questo soggetto è guidato dalla rabbia per le aspettative sentimentali deluse e dall’incapacità di accettare la perdita o l’allontanamento, cercando di serbare la relazione attraverso il controllo e la sorveglianza. Spesso, in questi casi, è possibile riscontrare un vero e proprio disturbo mentale sottostante.

Esistono altre categorie, delineate anche dagli studi di Paul Mullen, psichiatra forense australiano:

  • Stalker Rifiutato (Rejected Stalker): Individuo che ha subito la fine indesiderata di una relazione (romantica, familiare, lavorativa) e, falliti i tentativi di riconciliazione, cerca vendetta. L’intervento terapeutico mira all’accettazione della perdita.
  • Cercatore di Intimità (Intimacy Seeker): Spesso si rivolge a perfetti sconosciuti, identificandoli come il loro “vero amore” e agendo come se fossero già in una relazione, spesso portando l’illusione che l’amore sia ricambiato. In questi casi, la sanzione penale può essere mal interpretata come una “prova” da superare.
  • Stalker Rancoroso (Resentful Stalker): Mosso dal desiderio di vendicarsi di una persona che ritiene lo abbia umiliato o danneggiato in passato.
  • Erotomani: Donne (più spesso) con disturbo delirante, convinte di essere amate da uomini di status socioeconomico superiore.
  • Stalker Predatore (Predatory Stalker): Pensa in modo ossessivo alla vittima in termini sessuali e può degenerare in atti violenti, spesso pianificando un’aggressione sessuale.

Il tratto comune è la mancanza di empatia e rimorso , una mente irrazionale che si sente autorizzata all’attenzione della vittima, indipendentemente dal suo consenso. L’obiettivo primario è forzare e imporsi nella vita altrui.

Il Ruolo della Vittima e le Conseguenze Psicologiche

Lo stalking è un reato relazionale che coinvolge non solo l’autore ma, con un impatto devastante, anche la vittima. Le molestie inducono profondi turbamenti che incidono sull’equilibrio fisico e psichico.

Le vittime di atti persecutori spesso sviluppano quadri clinici complessi, tra cui il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), accompagnato da depressione, ansia, angoscia, insonnia e disturbi della sfera sociale. Il timore per la propria incolumità, o per quella dei propri cari, si traduce in una fase disorganizzativa che può manifestarsi con meccanismi di difesa come la negazione, nel tentativo di allontanare il pensiero dei momenti traumatici.

L’esperienza del trauma e le sue conseguenze sono ampie: vanno dagli effetti psicologici e fisici a un impatto significativo sulla sfera occupazionale e sociale, portando spesso a un cambio radicale delle abitudini di vita. Per questo motivo, l’intervento legale deve essere affiancato da un sostegno psicologico e dalla pianificazione della sicurezza per facilitare il recupero dal trauma.

Revenge Porn: Il Confine tra Persecuzione e Diffamazione Digitale

Il Revenge Porn (o pornovendetta) è un reato che si manifesta con la diffusione non autorizzata di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, originariamente destinati a rimanere privati.

Mentre lo stalking (Art. 612-bis c.p.) richiede una condotta continuativa che genera ansia o paura, il Revenge Porn, introdotto nel Codice Penale con il c.d. Codice Rosso, si concentra sull’atto specifico didiffusione. Sebbene distinti, i due reati sono spesso collegati, poiché l’atto di Revenge Porn può rappresentare una delle molestie o minacce utilizzate dall’ex-partner o dal molestatore per perpetrare gli atti persecutori, rappresentando una forma di violenza psicologica che sfrutta i social media come strumento di diffusione.

Le conseguenze psicologiche del Revenge Porn sono catastrofiche, alimentando sentimenti di vergogna, isolamento sociale e profonda angoscia, spesso più gravi di quelli derivanti da altre forme di molestia fisica o verbale, data la natura permanente e virale della diffusione in rete.

Conclusioni: La Necessità di un Approccio Multidisciplinare

L’analisi degli “Aspetti psicologici nei reati di stalking e revenge porn” rivela l’urgenza di un approccio che sia al contempo tecnico-scientifico e discorsivo. I fenomeni di stalking e Revenge Porn non sono meri illeciti penali, ma manifestazioni di dinamiche relazionali patologiche e di profonda devianza psicologica che richiedono una risposta complessa e coordinata.

È indispensabile che l’operatore del diritto (giudice, avvocato, procuratore) si avvalga costantemente delle competenze psicologico-forensi e della medicina legale per interpretare correttamente la portata del danno subito dalla vittima e per individuare il malinteso originario e le patologie alla base della condotta dello stalker.

Solo attraverso la sinergia tra diritto, criminologia e psicologia si potrà assicurare una tutela completa, offrendo alle vittime non solo giustizia, ma anche quel supporto essenziale per recuperare la propria libertà e stabilità psicologica, in un mondo in cui la persecuzione ha assunto una dimensione sempre più digitale e insidiosa.

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