Aspetti giuridici e psicologici dello stalking e nuove categorie a rischio

Aspetti giuridici e psicologici dello stalking e nuove categorie a rischio
Giacomo Piperno

A cura di Maria Pariano

Lo stalking, nel sentire comune sembra un fenomeno criminogeno recente, messo in risalto dai mass media o da alcuni studiosi. In realtà, i comportamenti reiterati e ossessivi, messi in atto da un persecutore, costituiscono un fenomeno di cui abbiamo traccia già dai tempi degli antichi greci. Difatti, le condotte persecutorie come conseguenza di una relazione affettiva giunta al termine, è un fenomeno socialmente antico.

Chi sono i protagonisti del fenomeno dello stalking?

Numerosi autori affermano che il fenomeno dello stalking non possa essere esaminato avendo riferimento solo alla figura dello stalker ma, al contrario, occorre spostare il focus sulla questione intersoggettiva, molto complessa ed articolata in modo triadico, ovvero la relazione tra stalker-molestie-vittima.

Lo stalker o molestatore è quell’attore che sulla base di alcune e proprie peculiari motivazioni predilige una persona nei riguardi della quale sviluppa e mette in atto una particolare costellazione di idee, pensieri, immaginazioni ed affetti, che, proprio per la loro estremizzazione, raramente sono in sintonia con reali situazioni di vita e di relazione nei confronti della vittima. Ciò che finisce per emergere in modo inequivocabile è lo stato di condizionamento psicologico nella propria vittima.

Di conseguenza la vittima arriva a mettere in atto dei comportamenti difensivi al fine di sfuggire all’attività di stalking; modificare le proprie abitudini di vita, cambiare orari di lavoro o numero di telefono. A livello psicologico, invece, aumentano i meccanismi dell’ansia, depressione e disturbi di altro genere.

Le molestie sono composte da una variegata categoria di segni ripetuti ed intrusivi che sono volti a ricercare il contatto, la comunicazione e l’attenzione della vittima. I comportamenti dei molestatori possono essere i più vari: continue telefonate o sms, pedinamenti della vittima fino ad intrusioni nella vita privata.

Quali sono le caratteristiche dello stalker?

Nonostante non ci sia un quadro psicopatologico specifico rispetto allo stalker, il soggetto ha evidentemente una problematica nell’area affettiva-emotiva.

Nel 1995 Harmon, Rosner e Owens definirono due stili di attaccamento degli stalker: l’attaccamento affettivo-amoroso e l’attaccamento persecutorio-irato.

Mullen, Pathè e altri (1999) proposero una classificazione multiassiale degli stalkers, basandosi su un campione di 168 valutazioni cliniche di casi di stalking:

Asse I: tipologia di molestatore collegata alla motivazione e al contesto.

Asse II: rapporto stalker – vittima;

Asse III: molestatori affetti da disturbi psichiatrici: stalkers psicotici e stalkers non psicotici.

Basandosi sul I asse gli autori distinguono cinque tipi di molestatori, che può essere individuato in 3 grandi categorie:

  • Nevrotico: stalker risentito, rifiutato. Esso è caratterizzato da una modalità ossessiva di perfezionismo e di controllo interpersonale. Vi è, inoltre, la presenza di inadeguatezza e d’ansia da separazione, infatti il soggetto non riesce ad accettare un rifiuto.
  • Narcisistico: stalker predatore e ricercatore di intimità che possiede fascino superficiale e abili qualità manipolative.
  • Psicotico: caratterizzato da comportamenti disorganizzati, tendenze al delirio e alle allucinazioni.

Analizzando e integrando tutti e tre gli assi è possibile tentare di prevedere la durata dello stalking, la natura dei comportamenti, il rischio di minacce e di violenze. Di conseguenza è possibile identificarne la risposta e la strategia di gestione.

Quali sono le caratteristiche dello stalker?

Spesso gli stalkers hanno fantasie ossessive di amore, rabbia o vendetta nei confronti delle loro vittime.

I meccanismi mentali più utilizzati sono i seguenti:

  • Idealizzazione: pensieri sull’essere amato dalla vittima o amarla, o sull’essere ammirato dalla vittima o ammirarla;
  • Rispecchiare: essere esattamente come la vittima;
  • Gemellanza: fare da complemento alla vittima, integrarsi con essa;
  • Fusione: condividere il destino con la vittima.

Gli Health Care Professional: una categoria a rischio di vittimizzazione secondaria

Siamo abituati a pensare allo stalking come un fenomeno che riguarda le relazioni intime, ma si tratta di un problema davvero molto più esteso.

Come affermato in precedenza, l’obiettivo del presente elaborato è anche quello di analizzare il fenomeno delle molestie assillanti nei confronti di una categoria professionale considerata a rischio, quella degli Health Care Professionals, cioè quelle professioni di aiuto in cui la relazione con il cliente diventa l’elemento centrale del processo di cura. Per capire meglio le motivazioni e le cause alla base di questo fenomeno, di seguito verrà descritta la relazione di aiuto e gli elementi che la caratterizzano, successivamente verranno illustrate le ricerche in ambito nazionale e internazionale, al fine di indagare e riflettere sull’incidenza del fenomeno tra i professionisti della cura.

Health Care Professional

La relazione d’aiuto e le sue caratteristiche

Sotto l’etichetta di professionisti dell’aiuto si raccolgono tutte quelle competenze professionali che hanno lo scopo di sostenere le persone in un momento di difficoltà psicologica, la quale può essere causata da concreti problemi personali, da problemi esistenziali, psicologici, psichiatrici. Una relazione di aiuto si ha quando vi è l’incontro tra due persone, una delle quali si trova in una condizione di sofferenza, stress, conflitto, confusione, problematicità rispetto una data situazione, mentre l’altra è dotata di un grado di adattamento, competenza e abilità superiore rispetto alla situazione o al tipo di problema. L’incontro tra queste due persone dovrà favorire un contatto che agevoli a compiere delle forme di maturazione e cambiamento.

Conseguenze della vittimizzazione e strategie di difesa degli HCP

Le più importanti conseguenze emotive e fisiche della campagna di stalking sugli HCP risultano essere la paura, la rabbia, il sentimento di impotenza, l’ansia, il nervosismo, la depressione, i disturbi del sonno, lo stress, l’irritabilità e gli incubi.

Dalle ricerche emergono due strategie di difesa messe in atto quando gli HCP sono oggetto di attenzioni moleste e aggressive da parte dei pazienti: la negazione e la minimizzazione.
Le aggressioni ed i comportamenti intrusivi indesiderati sono considerati un correlato della professione, la naturale aspettativa verso il curante da parte di soggetti con problemi emotivi, relazionali e psichici; la negazione è la reazione di difesa che pone gli HCP nella condizione di ignorare una situazione di pericolo allo scopo di riuscire a continuare il proprio lavoro.

Prevenzione e formazione per i professionisti della cura

Un dato importante che è emerso dalle ricerche in materia di molestie assillanti a danno dei professionisti della cura, è la mancanza di una preparazione specifica per affrontare le situazioni di stalking e la carenza di servizi di aiuto. Ad esempio, nello studio di Gagliardi et al. sono stati raccolti numerosi commenti circa il fatto che lo stalking sia un fenomeno tanto frequente quanto sottovalutato, come dimostra ad esempio la mancanza di informazione circa i servizi dedicati a chi si ritrova vittima di molestie. Nello studio di Purcell, Powell e Mullen, molti dei professionisti vittime hanno affermato che nulla nel loro corso di studi o nei loro training formativi li aveva preparati ad affrontare tale drammatica esperienza. In linea con queste dichiarazioni, un primo provvedimento adeguato potrebbe essere quello di inserire nei diversi percorsi formativi informazioni sullo stalking e sulle modalità di prevenzione, gestione e difesa. Una maggiore conoscenza e consapevolezza del fenomeno, non solo può aiutare i professionisti a individuare pazienti a rischio di comportamenti molesti e a gestirli adeguatamente, ma può far sì che essi siano meno inclini a colpevolizzarsi attribuendo tali atteggiamenti ai propri errori e a minimizzare la natura e le conseguenze del comportamento di stalking. Inoltre, aumenterebbe la probabilità che le vittime ricerchino sostegno e assistenza, piuttosto che isolarsi, salvaguardando cosi la propria vita personale e professionale (Gagliardi et al., 2013).

Qual’è la differenza tra stalking e molestie?

È necessario per finalità esaustive specificare che la differenza tra il reato di stalking e quello di molestie non si esauriscono nella parziale diversità delle condotte. Vedremo di seguito come gli atti persecutori possono avvenire con delle molestie, ma ci sono altre e più profonde differenze tra questi due comportamenti illeciti. Le principali sono queste:

  • la prima differenza è nella finalità che le rispettive norme incriminartici si prefiggono: quella contro gli atti persecutori tutela la libertà della persona e la sua tranquillità psicologica, quella contro le molestie riguarda l’ordine pubblico, contro i comportamenti che potrebbero provocare disordine sociale; la quiete privata è protetta solo indirettamente
  • la seconda differenza è che per commettere il reato di molestie basta una sola azione purché, recita la norma, – compiuta per petulanza o per altro biasimevole motivo – mentre gli atti persecutori devono essere ripetuti ed avere nella vittima una delle tre conseguenze dannose, dallo stato d’ansia o paura, al timore per l’incolumità personale fino alla modifica delle proprie abitudini di vita ;
  • la terza differenza è nel trattamento sanzionatorio, cioè la pena applicata: lo stalking è un delitto, punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni (aumenta se il reato è commesso dal coniuge o da persona legata affettivamente con la vittima mediante strumenti informatici e telematici), mentre le molestie sono un reato contravvenzionale, punito con l’arresto fino a sei mesi o, alternativamente , con la sola ammenda fino a 516 euro.

Quali sono le conseguenze psicologiche sulla vittima?

Le conseguenze che derivano dall’essere vittima di stalking, sono molteplici e mutano secondo numerosi fattori: il lasso di tempo in cui perdurano le condotte assillanti, l’entità di queste ultime, fattori familiari e ambientali di protezione, la personalità della vittima e le sue risorse. In ogni caso, le persone interessate dal fenomeno, sono sottoposte a elevati livelli di stress, sono costrette a vivere in un perenne stato di paura e ansia e a stravolgere le loro abitudini di vita. Tutto ciò genera uno stato di ipervigilanza e la nascita di sensazioni spiacevoli come il sentire di aver perso il controllo di sé e della propria esistenza e un senso di abbandono. Generalmente si assiste a una riduzione della vita sociale e a una negligenza riguardante il proprio benessere psicofisico, associate ad un crescente senso di colpa, generato dalle ripercussioni che la condotta di stalking provoca anche sui familiari della vittima, abitualmente coinvolti nella vicenda.Vediamo di seguito quali sono alcuni dei disturbi psicologici che possono colpire le vittime di stalking, quelli più frequentemente riscontarti (Mastronardi, 2010) sono i seguenti :

  • Disturbo da stress post traumatico;
  • Disturbi somatomorfi;
  • Disturbo di avversione sessuale acquisita.

Come vengono valutati i danni nelle vittime?

La dottrina civilistica ha ritenuto possibile configurare il fenomeno degli atti persecutori come illecito civile di natura aquiliana e come tale oggetto di pretesa risarcitoria.

Come vengono valutati i danni nelle vittime?

Questo orientamento ritiene che l’illecito da stalking sia causa di danno esistenziale poiché, in molti casi, la vittima del persecutore è costretta a modificare in peggio la propria sfera personale e quindi le proprie abitudini di vita, nel terrore, ad esempio, di incontrare lo stalker molesto. La tutela del danno esistenziale deve essere individuata nell’art. 2 Cost., che “tutela i diritti inviolabili dell’individuo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali dove egli svolge la sua personalità”; ciò significa che qualsiasi illecito che vada a ledere e a limitare la libertà personale del soggetto, intesa nel suo senso più ampio e generico, costituisce una violazione dei diritti personali tutelati dall’ordinamento ed è, di conseguenza, titolo per il risarcimento del danno di chi lo ha subito.

Il danno esistenziale da stalking deve essere provato, ossia è necessario verificare quali ripercussioni gli atti persecutori abbiano causato nell’esistenza della vittima; l’attore in giudizio dovrà provare come il danno esistenziale si sia ripercosso su una concreta attività, sebbene non patrimoniale ed è esclusa la rilevanza del mero patema d’animo interiore.

Qual è il ruolo dello psicologo nel danno non patrimoniale?

Riguardo il ruolo dello psicologo nel danno non patrimoniale, è bene ricordare che tra le attività dello psicologo è compresa la diagnosi cosi come espresso in modo chiaro dalla legge n. 56 del 18 febbraio 1989; troppo spesso, infatti, viene messa in discussione la competenza dello psicologo nella valutazione del danno biologico di natura psichica.

Secondo la letteratura scientifica, i test maggiormente usati sono:

  • WAIS-R per la valutazione del funzionamento cognitivo nella sua globalità e per indagare gli indici di deterioramento e di interferenza dei fattori emotivi sul rendimento cognitivo;
  • MMP-2 Minnesota (multiphasic personalità inventory);
  • Rorshach;
  • Test grafici;
  • Test neuropsicologici.

Quali sono i limiti della psichiatria forense?

La valutazione psichiatrica è utile al fine di stabilire quale sia la terapia farmacologica idonea per una determinata sindrome. Spesso però alcuni settori di tale disciplina non fanno riferimento a teorie sulla malattia mentale. Manca dunque la possibilità di spiegare il rapporto causale tra l’evento dannoso/traumatico ed il danno psichico. Inoltre, la classificazione psichiatrica impedisce o rende difficile il lavoro di “personalizzazione” del danno. Il ruolo del medico legale e dello psichiatra sono certamente importanti nell’accertamento dell’aspetto clinico-medico e non psicologico del danno. Lo psicologo forense invece, viene indicato come la figura più idonea alla valutazione del danno psichico. Come sopra specificato, rientra tra le sue competenze quella di effettuare valutazioni sulla base di strumenti di indagine come il colloquio cinico, i test appropriati, nonché la rilevazione degli elementi che connettono causalmente il disagio psichico con l’evento traumatico. Per tutte queste ragioni risulta auspicabile il conferimento a professionisti esperti, di incarichi nelle Consulenze Tecniche disposte dal tribunale. Ma ad oggi, nonostante la continua evoluzione giuridica e sociale del sistema risarcitorio italiano, persiste in una concezione esclusivamente medico legale del danno alla persona, mentre ai fini di un completo ed esauriente accertamento del danno non patrimoniale è necessaria anche una indagine diagnostica valutativa a carattere specialistico psicologico forense e soltanto in caso di accertata patologia psichica anche psichiatrico forense.

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